33* CRONOLOGIA STORICA di gloria, tutto ciò in somma clic potea piacere ai Napoletani, e cattivare quel popolo, eh’è il più frivolo c leggiero di tutta Italia. Non tarda il nuovo monarca a presentarsi ai suoi sudditi,e venne accolto con trasporto. Egli non lasciò raffreddare que’primi momenti d’entusiasmo dandosi in braccio ad un indegno riposo, ma volle fissare sopra di sè la stima della nazione cui reggeva con qualche azione brillante, e risolse di francare dal dominio inglese il golfo di Napoli,impadronendosi dell’isola di Capri, ch’era in lor potere. Comandò egli stesso la armala franco-napoletana, avendo sotto i suoi ordini il generale Lamarque; attaccò Capri: mal- {;rado la vigorosa resistenza di sir Hudson Love, che di-cndeva l’isola e clic fu poi custode di Bonaparte a S. Eletta, giunse ad impadronirsi di quella piazza importante.La Ìuarnigiono dopo vani sforzi depose le armi, e sir Hudson ove fu fatto prigione. Il qual primo conquisto fè tacere i malcontenti, ed i Napoletani, avvezzi da otto secoli alle rivoluzioni continuamente rinascenti, le quali deponevano, rialzavano o cangiavano i loro padroni, non videro più in quest’ ultimo se non un conquistatore che li condurrebbe alla vittoria e saprebbe mantenere il suo impero. Nè Murat fu meno fortunato contra il principe Leopoldo, figlio cadetto del re legittimo. Il giovine principe, alla testa di una squadra anglo-sicula,erasi improvvisamente presentato nel golfo di Napoli, e dopo aver prese le isole di Procida e d'Ischia, minacciava la capitale; ma le misure di Gioachino furono cosi saggie, così ben combinate le sue disposizioni, sepp’egli così ben penetrare i disegni del suo nemico e mandar a vuoto i suoi tentativi, mostrò tanta presenza di spirito, tanta prudenza, fermezza e coraggio, che riuscì a dileguar la procella che stava per ¡scoppiar sovra lui. Per mantenersi sovra un trono vacillante, iacea duopo al iiuovo re di simili successi. Murat era attorniato da una turba di nemici: egli dovea combattere la corte di Sicilia,che non avea rinunciato al regno di Napoli, che lo attaccava al di fuori e che tenea numerosi emissarii al di dentro; avea a temere d'insurrezioni, avea a spegnere rivolte, e un’ intera popolazione da rispettare. Egli credette poter fondare la sua potenza col circondarsi d’imponente forza armata, e più soldato che legislatore, più guerriero che non politico,