DE’RE DI NAPOLI E DI SICILIA 3a3 specie di mezzo di difesa. Altamura fu presa d’assalto, data al saccheggio e lasciata a discrezione di una soldatesca sfrenata. Non si risparmiarono nè sesso nè età, e non rimase di quella tremenda vittoria se non mucchi di ceneri e di cadaveri sanguinosi, cui le fiamme non aveano potuto consumare. Nè più fortunati furono i patrioti nella Basilicata, provincia limitrofa dei Calabresi, e a malgrado il loro coraggio ed intrepidezza, dovettero cedere all’armi vittoriose di Sciarpa, che comandava le truppe regie. Mentre Ruffo rendeva solenne con tanti successi la sua presenza negli stati napoletani, e di giorno in giorno diveniva più critica e vacillante la situazione dei democratici, giungeva dall’-Adriatico Micheroux alla testa di quattro-cento Russi, sbarcava nella Puglia, occupava Foggia; ed il terrore, clìe non calcola quanti sieno i nemici, s’impadroniva di tutti gli animi. E tanto maggiore si fu lo spavento occasionato dallo sbarco di quella manata di soldati stranieri, quanto che i patrioti vedeano aumentarsi ogni giorno il numero dei loro nemici, e nulla operava il governo per opporsi alla rapidità delle loro mosse o per arrestare il corso dei loro conquisti. Esso non sapeva nè far giocare le proprie molle nè usare dei mezzi che gli rimanevano; non seppe neppure impadronirsi delle tante posizioni cui pareva la natura avesse a lui riservate, per assicurare la difesa. La linea d’ operazione dell’armata regia prese immenso svi-luppo, e si estese ben presto sin alle porte della capitale. Non si rifiniva dal rappresentare al ministro della guerra che l’insurrezione assumeva un carattere spaventevole, che i patrioti erano dovunque respinti, che i realisti occupavano tutte le piazze forti, e sarebbero quanto prima alle porte di Napoli. Il ministro riguardava tutte siffatte relazioni come effetto di ridicoli timori, non prestava fede alle vittorie di Ruffo, pretendeva aver già preso ogni necessaria precauzione, assicurava che non mai oserebbero i sollevati di avvicinarsi alla capitale, considerandoli come una masnada di ribelli, a cui bastasse soltanto mostrarsi per disperderli; s’illudeva compiutamente sulla situazione della repubblica, e trascinava il governo in un errore che dovea precipitare la sua caduta. La ridicola fidanza di Manthoné, o meglio l’inconcepibile cecità di quel ministro,era giunta a