DELLA TOSCANA cupidigia del nuovo generale in capo francese fosse la ricchezza di quel paese. D’altronde il direttorio esecutivo di Parigi, sapendo essere la sua annata ancor pronta a venire alle mani coll’Austria nell’ Italia .vuperiorc,credeva non poter affidarsi al gran duca di Toscana. Si prese quindi la risoluzione di scacciare quanto più presto quel principe dai suoi stati; ed i qui nque viri defl.uxemburgo, con decreto ta marzo, lo compresero nei torti da essi articolati contra la corte di Vienna, e fu dichiarata la guerra nel tempo stesso a lui cd all’ imperatore. Cominciò Schererdal rimproverare Ferdinando per l'asilo conceduto al papa, pel passaggio permesso ai Napoletani, e per scerete intelligenze coi confederati; c quindi ordinò di prender possesso dello stato toscano; e il generale Gaultier,mosso subitamente da Bologna, entrò il 5 marzo in Firenze qual trionfatore colla sua artiglieria e bagagli alla testa di grosso corpo di cavalleria c di circa 7,000 uomini formati da alcune compagnie d’infanterìa.Si disarmò le truppe nazionali, cd occupati i forti, il palazzo vecchio e le porte; nè aveavi barriera contra i soldati francesi,nè difesa apparecchiata, c pareva non essersi preveduta veruna ostilità. Mentre prcndeasi possesso di Firenze, Miollis facca lo stesso di Pisa e Livorno, ponendo guarnigioni nelle fortezze. guardie al porto, e confiscando le merci inglesi e napoletane. Reinhard,commissario del direttorio, diede ordine ai magistrati di rimanersi nelle loro funzioni in nome della repubblica francese. Dopo distrutto il governo di Toscana,potea bene concedersi al gran duca, di cui sarebbe stato cosi facile d’impadronirsi unitamente a tutta la sua famiglia, la libertà di ritirarsi a Vienna, come fece infatti il 57 marzo 1799. Si pretese pel* altro essere andato Ferdinando debitore della sua salvezza a cumuli d’oro. Che che ne sia,egli con tutta la sua gente passò senza ostacoli per mezzo alle legioni francesi, e gli fu pure permesso di seco esportare alcuni mobili del palazzo Pitti, alcuni quadri e statue di gran prezzo. In seguito di avvenimento cosi straordinario, non vi furono che pochi Fiorentini i «piali si abbandonassero a vive