DIv RE DI NAPOLI E DI SICILIA 333 trascurò di creare istituzioni che cattivassero a lui la nazio-ne; si appoggiò sovra un governo militare che la oppresso e terminò col portarla a ribellione. Murat levò numerosa armata, ma per timore di alienarne l’animo non l’assoggettò alle leggi di severa e vigorosa disciplina. Ne associò i capi ai suoi piaceri, lasciò ai soldati una libertà che degenero in licenza, e le provincie del pari che la capitale ben presto furono il teatro di tutti gli eccessi commessi da ufficiali senza pudore e da milizie senza freno. Per occupar le sue truppe, il re concepì il progetto di conquistar la Sicilia e portò tutte le sue forze nella Calabria ulteriore. Dopo parecchi mesi di apprestamenti, stava egli per sbarcare a Messina nell’anno 1810, e la sua armata composta di Francesi, Corsi e Napoletani era forte di oltre 40,000 uomini; ma sia che Murat avesse ricevuto ordine da Napoleone di sospendere quella spedizione, come si asserì, 0 che i venti improvvisamente divenuti contrari abbiano fatto cangiare il divisamenlo del monarca, l’armata già in parte imbarcata venne con nuova e subita disposizione arrestata, c l’antiguardo comandato dal generale Envagna, forte di novecento uomi, cadde in poter degli Inglesi e dei Siciliani. La qual infelice spedizione, così temerariamente concepita e debolmente condotta,costò alla nazione enormi somme,e non ebbe altra conseguen-a che quella di popolare di fuorusciti il paese cui abbandonò l’armata per rientrare nell’interno del regno. Conveniva finalmente distruggere i fuorusciti che infestavano le Calabrie, ed ebbe ordine di marciare contr’essi il generai Manliès. Da lunga ftozza essi formavano orde innumerevoli,non già armati per a legittimità, ma perchè erano per essi un bisogno il sac-cheggio, il sangue e la carnificina, nulla essendovi per loro di sacro. Il generale Manlies, ch’erasi già procacciato un’alta riputazione di coraggio, di onore e fedeltà negli Abruzzi, prese così bene le sue misure,che in pochissimo tempo riuscì ad annichilare que’ barbari, che tutti caddero sotto il ferro dei soldati 0 la spada delle leggi. In una notizia stampata a Parigi nel 1817 un ufficiale dello stato maggiore dice che: » Alla voce di quel generale le popolazioni si levarono in massa, dirette da tutte le autorità civili e religiose; gl’intendenti delle provincie lo