DE’RE DI NAPOLI E DI SICILIA sanguinarli,e la morte fu il solo decreto pronunciato a chiunque si presentò al loro spaventevole tribunale. La penna rifugge dal descrivere le scene di esecuzioni capitali e di carnificine di cui fu teatro Napoli, e non forma parte del piano di.quest1 opera il contarne il numero delie vittime.Si trascinavano indistintamente al supplizio e donne e fanciulli e vecchi. La spada della vendetta non rispetta nè i talenti nè il genio nè il coraggio; si punì l’errore al pari del delitto, e parve che più la stanchezza che non l’umanità abbia sospeso la rabbia dei carnefici. Finalmente il timore incusso dalla vittoria riportata dai Francesi a Marengo costrinse la corte di Napoli a cambiare quel sistema di severità, e il ministro Acton non dimostrò minor viltà per piegare il vincitore dell’atrocità da lui usata nello scannare i vinti, e riuscì ad ottenere una pace o meglio un armistizio che venne segnato il 28 marzo 1801. La Francia volle un’amnistia per tutti i rivoluzionari degli stati napoletani; si sciolse la giunta di stato; ad un sistema di vendetta succedettero principii di moderazione, e il re vide con orrore sino a qual grado si fosse abusato del suo nome e della sua autorità. Lo stato era stato straziato dalle.civili turbolenze e dalle sanguinarie esecuzioni della reazione; impoverito il pubblico erario, senza vigore l’amministrazione, e tutte le parti del regno delle Due Sicilie infestate da fuorusciti. La stessa Napoli non era al coperto da quella numerosa frotta di uomini senza stato, senza proprietà e senza avvenire, tristi rimasugli di orde rivoluzionarie che non hanno altra esistenza che nel disordine e nel saccheggio. I Lazzaroni si abbandonarono a tutti gli eccessi nella capitale; il duca d’A-scoli fu nel 1800 incaricato di repristinar l’ordine nella sua patria, ed egli corrispondendo alla fiducia del suo signore ricondusse la calma e la giustizia, e represse dovunque i disordini. Mentre la pace fece ritorno nelle famiglie e subentravano alla costernazione generale la sicurezza e la confidenza, il cavaliere de Medicis, nominato a ministro delle finanze,operava a miglioramenti, disserrando i canali dell’industria, sostituiva nuovi fondi agli esausti, e restituiva al pubblico erario viglietti che per lunghi anni di calamità erano scaduti di credito: dava opera finalmente incessante P.e IIL* T." IV.° ai *