302 CRONOLOGIA STORICA re si sollevassero di comune accordo contra una nazione che si gloriava di non più riconoscere nè l’uno nè l’altro. Le vittorie dell’ammiraglio Nelson nei mari d’Egitto nel 1798; le poche truppe che occupavano Roma e laLom-bardia; le nuove alleanze con alcuni principi e spezialmente colla Russia; i ragguagli di una folla di emigrati, e più ancora il timore e la speranza che a vicenda Iacea giocare il gabinetto di S. James per far approvare i suoi disegni, tutto concorreva a persuadere il re Ferdinando esser giunto il momento di ristabilire in Italia 1’ antico ordine delle cose. Per completar la sua armata,ordinò una leva di 4o,òoo uomini, e bastò un solo giorno per eseguire tale misura ili tutta l’estensione del regno. Sul finire di ottobre si trovarono coperte le frontiere di oltre 60,000 soldati. Occorreva un esperto capo per dirigere le operazioni militari e porsi alla testa di quella forza armata; ma si credette non poterlo rinvenire in tutta la periferia delle Due Sicilie; se ne fece inchiesta,c si mandò a cercarlo per la Germania. Fu quindi destinato il generai Mack ed accolto in Napoli come il genio tutelare della nazione, come il salvatore della patria. Nulla per altro era più contrario ai veri interessi del regno che una guerra offensiva contra Francia. E di fatto quanti uomini saggi e illuminati trovavansi nel Consiglio, tutti avvisavano di mantenere la pace a qualunque prezzo si fosse; e nel giorno stesso in cui si decise nel Consiglio per la guerra, si dichiararono per la pace il marchese del Marco, il Cardinal Ruffo, il generale Francesco I’ignatelli ed il marchese del Gallo. Votarono perla guerra la regina,Mack, Acton, il principe Belmonte Pignatelli e Castelcicala, e la maggioranza di un voto trasse seco la decisione del re, benché •si fossero formalmente uniti ai membri dell’opposizione il maresciallo Parisi e il generai Colli, che senza esser membri del Consiglio vi erano stati invitati per chiarire la discussione. Alcuni giorni dopo chiese la regina al ministro della guerra Airola cosa egli pensasse della risoluzione del Consiglio. Da principio il ministro non volea pronunciarsi, ma obbligato a farlo, rispose che una simile guerra era più a temersi clic desiderare; soggiungendo che il re potea bea