DELLA TOSCANA da qualunque assemblea venisse tenuta fuori del gran du-calo} prescrivendo il sovrano clic in avvenire dipenderebbero i religiosi quanto allo spirituale dagli arcivescovi c vescovi rcspcttivi della Toscaua, e dai tribunali laici quanto al temporale. Scoppiò alla metà deli' auno 1789 la rivoluziono francese; cuci 30 febbraro 1790 terminò la sua carriera mortale Giuseppe li senza lasciare posterità. Per legge di successione spettava al fratei suo Leopoldo il trono dell'impero, germanico donde avea Giuseppe tentato di allontanarlo, facendo egli stesso riconoscere per re dei Romani il primogenito del gran duca , l'arciduca Francesco , di lui nipote prediletto. Tra P imperatore e il gran duca non passavano più da lungo tempo relazioni amichevoli; ma Giuseppe, sentendosi presso al suo termine,scrisse a Leopoldo, sollecitandolo di recarsi a Vienna. Egli però non vi giunse clic il giorno 12 marzo 1790, dopo clic già era morto il fratello cui doveva succedere; non potendo abbandonare senza rammarico un popolo che gli dovea, meno pochissimi nei, ven-tiquatr’anni di benessere (i). Era scorso pochissimo tempo da che il gran duca avea lasciato la Toscana, quando avvenne novello ammutinamento contra il Ricci, prima a Pistoja il 34 aprile 1790, poscia a Prato e nel resto della diocesi. Il vescovo dovette ui nuovo fuggire,c contra lui dichiararonsi gli stessi capitoli delle duo cattedrali. Vennero abbandonate le sue bizzrarc c turbolenti riforme, né potè il Ricci più rientrare sul territorio da quasi dicci anni sogetto alla sua giurisdizione, essendo troppo inaspriti gli animi. Riparò in un convento, c il 3 giugno diede la propria dimissione, partecipandola al papa con lettera che gli protestava sommissione e dipendenza. Gli rispose Pio VI in forma affettuosa, e al tempo stesso nominò una congregazione perchè esaminasse gli atti del concilio di Pistoja , che vennero condannati nel 1794 con una bolla dommatica, autorem Jìdei,clic si credette del cardinalcGcr- (1) Prima del suo partire stampar fece in Firenze in il litro * Governo tirilo Toscana ¡olio il regno di S. M. il re Leopoldo II » nel quale il gran duca rende un conio minutissimo dello stalo delle finanze e dei hrnefizii della sua amministrazione veramente pa-Urua , almeno ebe sia nella sua intenzione.