CRQN. STOR. DE' RE DI NAPOLI E DI SICILIA agi il giovine monarca venne educato come 1’ ultimo de’ suoi sudditi. Da lui allontanando tutto ciò clic poteva illuminare la sua ragione, tutti i momenti erano dedicati esclusiva-mente a corporali esercizii, che divennero per lui un bisogno; e la caccia e la pesca assorbirono tutti gli anni suoi giovanili, e ne conservò sempre il gusto, senza poter mai abbandonarsi a studii prpfondi od a serii lavori. Ferdinando IV, consegnato sino dall’età di sci anni alle cure dell’uomo più incapace, non conobbe le lettere, fu straniero alle scienze ed alle arti,e gli affari pubblici divennero per lui un peso cui lasciò al suo ministro. Tanucci, solo, governava sotto il nome di lui, e promoveva l’esecuzione dei grandi divisa-menti da Carlo III concepiti per migliorare la sorte dei Napoletani e Siciliani. Quel ministro non abbandonò nè i disegni nè il sistema riformatore del suo antico signore; c si applicò sovrattutto a scuotere il dominio della corte di Roma, a spogliarla de’suoi diritti. Appena seppe che ìa Spagna avea banditi i gesuiti dai suoi stati, ne seguì l’esempio, e senza riguardo ai reclami della S. Sede proscrisse nel 1767 quella società da tutto il regno delle Due Sicilie,e la costrinse ad uscirne entro brevissimo termine. Clemente XIII, sdegnato di tale condotta cui riguardava quale attentato contra l’autorità pontificia, volle lanciare le folgori del Vaticano contra chiunque osato avesse di scacciare i gesuiti; ma il suo breve venne soppresso a Parigi, a Vienna, a Lisbona ed a Napoli; e mentre Luigi XV impadronivasi d’Avignone per vendicare l’ingiuria praticata a Ferdinando, duca di Parma, principe della sua casa, veniva Benevento e Ponte Corvo occupato dal re delle Due Sicilie, che noi restituì alla corte di Roma che nel 1773, allorché Clemente XIV ebbe definitivamente pronunciato lo scioglimento dell’ordine, che avea dato occasione a tanti dibattimenti. Tutte queste contestazioni tra la corte di Roma e i principi d’Europa produssero effetti certo non vantaggiosi per la S. Sede. 1 sovrani pontefici ogni giorno perdevano qualche parte della loro autorità temporale; li-mitaronsi estremamente i diritti della cancelleria romana; s'interdisse ai monasteri la facoltà di nuovi acquisti,e quindi si trovarono nell’ impossibilità di aumentare le loro ricchezze; si soppressero pure molti conventi; la Sicilia per