DE’ HE DI NAPOLI E DI SICILIA tutto il suo genio per trionfar dei coraggio, della costanza ed intrepidezza dei Calabresi, che erano ridotti a sole le proprie lor forze. Finalmente quell’infelice provincia, dopo di essere stata inondata di sangue e di carnicina, dopo perduta la maggior parte de’suoi abitatori, dopo aver veduto incendiati i suoi borghi, i villaggi e casolari, rientrò sotto il domìnio di Giuseppe; avendo invano qualche tempo dopo tentato il principe d’Assia di farle scuoterne il giogo. Giuseppe, mentre da ogni parte scorreva il sangue per consolidare il suo potere, passava la sua vita in Napoli in mezzo ai piaceri, lasciando ai suoi ministri Salicetti e Ra-derer le cure dello stato: il governo divenne oppressore e tirannico, c l’odio del popolo fu il premio del sanguinario dispotismo del re. Il ministro Salicetti, per cattivarsi i riguardi del suo signore, facea sorger congiure o le tramava egli stesso per darsi il merito di prevenirle o punirle , e trascinava poscia al supplizio con atrocità senza esempio le vittime della sua perfidia:, le esecuzioni erano frequenti ed arbitrarie, tutte le famiglie nella desolazione, nè ad altro aspiravasi clic a vendicarsi di un re reso odioso da’suoi ministri, allorché l’imperatore Napoleone lo chiamò nel 1808 3 Bajona per dargli la corona di Spagna. Prima di partire pe’suoi nuovi stati, Giuseppe annunciò ai Napoletani che andava a succedergli Gioachino Mu-rat, di lui cognato. Egli lasciò Napoli, cui non avea saputo render felice, per recarsi a reggere una nazione che in lui non vide se non un usurpatore; nè la sua caduta interesserebbe la storia più che noi fece la sua esaltazione, se essa non si addentellasse coi grandi avvenimenti che mutarono la faccia dell’Europa, e che colla sacra unione della santa alleanza raffermarono tutti i troni. Non che Giuseppe Bona-parte mancasse di merito come semplice privato, ma non possedeva veruna delle qualità atte a renderlo degno di osservazione sovra un trono. Gioachino Murat, sortito dall’ultima classe della società, era ben lungi dal prevedere che un giorno si cingerebbe la fronte del regio diadema. Benché nato d’oscura famiglia, la sua statura avea qualche cosa di nobile c cavalleresco; oravi nel suo carattere della franchezza, animo elevato, vivacità di spirito, coraggio, intrepidezza, ambizione, amore