376 I.’ANNESSIONE DELI,A BOSNIA ERZEGOVINA belle e ricche provincie serbe, a questa sua sicurezza, dal momento che l’onor. Ministro parlava di latti dei quali si avrebbe avuto notizia qualche ora dopo, anche i più scettici, anche coloro che, ammaestrati dall’esperienza, sarebbero stati tentati di accòglierò con un sorriso d’incredulità queste assicurazioni date con tanta solennità, rimasero perplessi. Anche dagli avversari politici dell’on. Ministro partì l’augurio più fervido, che egli potesse avere realmente esercitata una azione rapida, energica, che egli avrebbe avuto la fortuna di cogliere il momento propizio, di saper approfittare della complicata situazione, per ottenere qualche vantaggio. Come e in che modo non si poteva immaginare. Non s’improv visano le situazioni da un momento all’altro, e pa reva impossibile che una politica incerta, che non ha mai avuto un indirizzo preciso, proprio nel momento di gravi complicazioni potesse avere per conseguenza risultati favorevoli per il nostro paese. Ma il tono col (piale l’onorevole Ministro aveva dato l’annunzio di un grande successo per l’Italia era tale da aprire l’animo alla speranza anche ai meno ottimisti. Pur troppo, qualche ora dopo di quel discorso, tutte le illusioni sono cadute, quando, da un comunicato ufficiale e dalle notizie mandate ai giornalisti, si seppe in che cosa consisteva, secondo il Ministro, questo tanto vantato successo, e come, a trent’anni di distanza, fosse stata ribadita la sconfitta che toccò all’Italia al Congresso di Berlino! I famosi compensi che dovrebbero ristabilire nella Penisola Balcanica quell’equilibrio che rimane così profondamente turbato, a danno nostro, dalla annessione definitiva della Bosnia ed Erzegovina, consistono nel ritiro delle truppe austro-ungariche dal Sangiaccato di Novi-Bazar, annunziato nel prò-