XXVI Per quanto riguarda Costantinopoli, è certo che un diplomatico provetto non avrebbe accumulato ¡n così breve tempo tanti onori. Perchè, in certe cose, come quando 1* Imperiali prese sul serio come mezzi di pe-netruzione efficaci, una agenzia telegrafica creata d’accordo con la Consulta, e l’appoggio dato perchè sorgesse un giornale italiano, fondato e diretto da persona che, secondo l’opinione unanime della Colonia, sarebbe stata la meno adatta al delicato ufficio, siamo arrivati più che al ridicolo, al grottesco addirittura. Tutta Costantinopoli ha riso della famosa agenzia che stampa quotidianamente un foglietto grande come un foglio di carta da protocollo, con pochi dispacci di nessun interesse mandati da Roma, per far sapere, oggi che l'nai. Tittoni è andato a caccia, domani che un petardo è scoppiato fuori di una porta della Capitale, o qualche cosa di simile. Il foglietto dell’Agenzia telegrafica è naturalmente rimasto clandestino. Ma, all’Ambasciata e alla Consulta, dove hanno escogitato questa grande trovata del bollettino telegrafico, come un grande ed efficace mezzo di penetrazione, hanno creduto sul serio fosse un grande successo l’aver ottenuto dal Sultano che, sulla rete telegrafica ottomana, 1111 certo numero di parole fossero trasmesse, gratuitamente o a tariffa ridotta. Nessuno, nè i privati, nè i commercianti, nè gli uomini d’affari han dato la menoma importanza a questi» bollettino, e quei pochi, che, pei soliti riguardi, han creduto di non poter fare a meno di abbonarsi, lo gettano sistematicamente nel cestino senza nemmeno guardarlo, perchè non ha mai una notizia di qualche interesse. Ma >1 bello è che, questo nostro bollettino col quale la Consulta sperava di esercitare «ina grande influenza, aveva, e credo abbia ancora, il suo ufficio nella casa del diret-Uire di un’agenzia telegrafica francese, e questo, proprio mentre vi ern vivo conflitto di interessi fra la Francia e noi! I.a storia del giornale La Turchia è ancora più buffa. F. il giornale che interpreta anche oggi il pensiero del nostro Ambasciatore. Come ho già detto, la colonia unanime manifestò la convinzione che la persona del suo ^¡rettore fosse la meno adatta al delicato ufficio. Aggiungerò anzi che il Console Generale interpellato dal marchese Imperiali, se fosse opportuno da parte sua di