La visita del Re d'Italia ad Atene 393 pra tutto alla Grecia, protetta dall’Austria, sempre sotto gli auspicii del Bollati, che, ad Atene, nel breve tempo che vi rimase, si era trovato bene ed aveva potuto spiegare la sua attività in quella vita mondana della quale rimpiangeva cosi amaramente la mancanza (piando era a Cettigne, fu organizzato il viaggio del Ile di Grecia a Roma e la restituzione della visita di Re Vittorio ad Atene. In quel momento nel quale era vivissima la lotta tra le bande greche, serbe e bulgare in Macedonia, quel viaggio che fu interpretato in tutta la penisola Balcanica come un incoraggiamento alle aspirazioni delia Grecia, costituì un albo grave errore. Parve fatto apposta per alienare le simpatie che il nome italiano gode in quei paesi. Si noti che, per consuetudine, i Sovrani delle grandi Potenze non sono tenuti alla restituzione delle visite dei Sovrani delle Potenze secondarie, li che, tanto più quindi doveva fare impressione la visita del Re d’Italia ad Atene, che non aveva mai restituito la visita agli altri Sovrani balcanici, che, pure, erano siati ospiti del Re al Quirinale. Senza che tutto questo, aggiungiamo subito, ci abbia menomamente assicurato le simpatie della Grecia. Basta dare un’occhiata, anche ai più importanti giornali di Atene, per vedere, come abitualmente si parla in quei paesi dell'Italia! Mentre tutta la nostra politica avrebbe dovuto far convergere i suoi sforzi a rinsaldare la nostra amicizia con gli Stati slavi dei Balcani, che. uniti, possono fare argine un giorno all’invadere del Pangermanismo, e alle due nazioni serbe, la Serbia e il Montenegro, che possono creare difficoltà alPAu-tria e. al (’occorrenza, impedirle di gravitare con tutte le sue forze dalla parte nostra; noi di quest'amicizia non ci siamo mai curati. Per quello che riguarda special-