2-ÌC I.A CADUTA DEI FAVORITI A parte un numero di Giovani Turchi, relativamente ristretto, che hanno vissuto in Europa, e nei quali si sono sviluppati idee e sentimenti come i nostri, la grande massa del popolo rimane profondamente attaccata per ora agli usi e alle tradizioni che sono in contrasto aperto con la nostra civiltà. La differenza enorme tra la mentalità europea e la mentalità del turco, ò apparsa più evidente che mai nel modo col quale si sono svolti gli avvenimenti recenti. La rivoluzione è stata fatta, sopratutto ed unicamente contro un uomo; contro il Sovrano accusato di tutte le più nere scelleratezze e ritenuto come la causa dello sfacelo dell'impero. In un altro paese, il primo atto della rivoluzione sarebbe stato la deposizione del Sultano. Invece, la rivoluzione, scoppiata sopratutto contro il Sultano, è stata fatta al grido di « viva il Sultano ». So perfettamente che i Giovani Turchi, i quali erano in esilio aU’estero, non hanno davvero simpatie per Abdul-Hamid. Ma, appunto per questo, non è tanto più significante il fatto, che, per la riuscita dei loro piani, che temevano di compromettere contenendosi diversamente, abbiano dovuto dare la parola d’ordine d’inneggiare all’uomo che fino a ieri designavano col nome di « Sultano rosso »? Ma non basta. É facile rilevare come malgrado tutte le riforme e lo spirito di modernità, che anima il partito dirigente dei Giovani Turchi, malgrado la risolutezza con la quale hanno imposto ad Abdul-Hamid di congedare una quantità di persone, nulla è stato fatto per dare un carattere — dirò cosi... più civile — alla sua Corte. Sono stati licenziati gli aiutanti di campo, ma nessuno ha pensato ad imporgli di dare il ben servito agli astrologhi, aU’interprete dei sogni o a Sua Altezza il Grande Eunuco che ò pagato con uno stipendio enorme; triplo o quadruplo di quei-