Il congedo a 250 aiutanti di campo 239 entrò in una nuova fase. Il Ministero responsabile, non aveva ancora dinanzi a sè la Camera alla quale rispondere dei suoi atti. Ma per quanto un paio di mesi soltanto lo separassero dal giorno stabilito per la sua convocazione, non poteva lasciar passare questo tempo senza prendere quei provvedimenti che si imponevano d’urgenza. Il nuovo Gran Vizir, e giustamente se ne compiace — ha falciato, riducendo alla metà, a un terzo addirittura, tutti i grossi stipendi, a incominciare da quel- lo che avevano percepito fino ad ora i suoi predecessori. Ha obbligato il Sultano a congedare i suoi 200, o 250 aiutanti di campo, limitando d’ora innanzi il loro numero ad un massimo di 20, ha fatto licenziare, dall’oggi al domani, tutti i tromboni e i clarinetti che componevano l’orchestra di S. M. I., e che godevano di vere sinecure profumatamente pagate. Sua Maestà, da parecchio tempo, preoccupata di ben altre cose, aveva perduto il gusto del teatro, e, ad Ildiz Kiosk, non erano oramai organizzati che assai di rado degli spettacoli in quella vasta sala quadrangolare, costruita con grande sfarzo di decorazioni una ventina d’anni fa, ed alla quale il Sultano può accedere direttamente con le sue donne dal-l’harem. Nessuno potendo voltare le spalle a S. M. (l’ombra di Dio sulla terra) fra il palco imperiale e la scena, al posto dove nei nostri teatri vi sono le poltrone e le sedie di platea, quando S. M. assisteva allo spettacolo era steso un gran tappeto, e nessuno poteva nè collocarvisi, nè passare. Dopo i suonatori d’orchestra, che, se non altro, avevano un incarico, verrà forse il turno degli innumerevoli parassiti che compongono la Corte del Padiscià. Non si ha idea, per esempio, delle somme che costava il servizio di spionaggio all’estero, delle cifre