— I IO — della colonna infame quasi tutti i maggiori gioito-ioghi dei quali il nostro paese si onori. Gli pareva assai importante di sapere o almeno congetturare come si fossero passate le cose in quella conferenza. Leone, sebbene italiano, non avrebbe egli potuto conoscere la lingua degli Unni, i cui accampamenti erano pure stati tante volte percorsi da’ suoi non pavidi missionari ? Attila medesimo, il quale sotto Aquileia si era servito di ufficiali ingegneri tutti latini, quante volte non avrà dovuto conferire seco loro sulle cose dell’ assedio ? — In tre mesi un uomo del suo ingegno pronto ed acuto non poteva avere appreso tanto della lingua del paese occupato, da intendere e da rispondere sopra una materia importante, anzi capitale, ma pur semplicissima, come quella di ricevere o no una fandulla in ¡sposa, e la tale piuttosto che la tale altra indennità di guerra ? — D’altra parte non aveva egli un segretario greco, e forse latino, in Oreste, che poteva tanto essergli stato non più che interprete come, tratto tratto, maestro ? Quanto alla lingua parlata dagli Unni non ce n'è stato tramandato, rispose il luminare dd nostri glottologhi, l’Ascoli, alcun saggio. I nomi propri, scarsi anch’ essi, svisati forse chi sa quanto, dicono troppo poco. Nè più della lingua sono appurate le origini di costoro. Pare a molti probabile che appartenessero allo amplissimo sistema che dicesi uralico o urale-altaico, e comprende anche i Màgiari; non perciò si crede e