talia! » Centocinquantamila cuori esalano nell’inno la religiosità del loro patimento superato, il giubilo della resurrezione presente. 11 Re, chiamato solo al balcone, ascolta in piedi sull’affenii quel canto ripercosso dai palazzi della Luogotenenza e del « Lloyd », attoniti. Spento il ritmo fra nuovi applausi, il Sovrano si ritira. 11 corteo si riforma : percorre il Corso, Piazza Gol-doni, — dove il Re guarda la devastazione del Piccolo compiuta la sera della dichiarazione di guerra dalla sbirraglia austriaca — e, per la via Acquedotti, arriva a San Giusto. La maggior parte della folla ascende correndo la scorciatoia della salita della Cattedrale ; e giunge contemporaneamente al Re sullo spiazzo del Tempio romano. Non esistono più cordoni di truppa: Re, generali, popolo entrano in chiesa in una stessa ondata fraterna. Li riceve don Buttignoni, il parroco, con semplici ed accoranti parole; li conduce all’aitar maggiore, che il vescovo ha disertato da tempo, li benedice mentre i bronzi vetusti martellano a distesa. Sotto le navate severe, in mezzo ad un turbinìo di bandiere, scrosciano gli applausi, echeggiano inusitate alte grida di « Viva il Re ! » E gli ex-sudditi degli Absburgo stupiscono e piangono di vedere il Monarca vittorioso in mezzo a loro, come un padre consolatore. Uscito da San Giusto, Re Vittorio sale al Castello donde l’aquila dominava l'erede di Roma: e di lassù contempla commosso la città digradante al mare. Il mare è popolato di navi e di bandiere. Miramare è chiuso nel suo vinto disdegno. Salvore è teso verso l'Italia come un braccio implorante. L’Ennada, solcato — 107 —