che avete fatto alle nostre truppe sono degne del vostro gran cuore : ve ne ringrazio e vi saiuto in nome dell’Italia, in nome del nostro Re. Vi porto l'offerta d’amore e di dolore dell’Esercito che sacrificò generosamente il suo sangue per rendere reale il sogno d’un secolo. Le vostre sofferenze sono finite. Abbiate fede nei destini della grande Madre. Comincia per voi un’era nuova; e sarà di pace e di prosperità. Conto sull’opera di tutti voi, per questo scopo comune. Vi invito a gridare con me: Viva il Re! Viva l’Esercito ! Viva l'Italia ! » Ricordo che gli ha risposto un triplice urlo immenso, che, visto dall'alto, quasi metteva paura. Poi, della serata, non ricordo altro se non una visione di delirio: battaglioni di bersaglieri, fanfara in testa, elmetto d’acciaio, piumetto al vento, fucile a bilanciarm, sfilanti a passo di corsa dal molo di sbarco alla Caserma d'Oberdan, attraverso una marea umana, fatta divina dalla speranza compiuta...