punto una prova di disordine e gli dichiara che, 9e fosse necessario, avrebbe egli stesso assunto la tutela dell’ordine pubblico; intanto esigeva sodisfazione per lo sfregio fatto alla bandiera italiana, legalmente alzata dal sindaco sopra un edifìcio destinato alla città di Fiume ed alla sua municipalità. « Bisogna che la bandiera venga rialzata con i dovuti onori ». Dopo una serie interminabile di tergiversazioni, la cerimonia dell’alzata di bandiera viene fissata peT le ore 14. Il dottor Lenac e il comandante Dworski restituiscono la visita all’ammiraglio a bordo dell'Emanue-le Filiberto; poi, tutti insieme s’avviano, in corteo, alla torre, era stata issata la bandiera italiana. Il dottor Leto le truppe destinate a render gli onori. Ma, sulla torre era stata issata la bandiera italiana. Il dottor Lenac spiegò ch’essa era già stata, per errore, salutata. Stupito del fatto e della spiegazione, l’ammiraglio richiese con fermezza che il saluto venisse reso, non alla chetichella, ma in presenza sua e delle autorità cittadine che lo accompagnavano. Il saluto venne allora ripetuto. 1 plotoni presentarono le armi al vessillo issato novamente sulla torre. Finita la cerimonia, i soldati croati ch’erano sulla torre, ammainarono senz’altro la bandiera italiana e vi tornarono ad issare il tricolore croato. Nuove rimostranze dell’ammiraglio, che dovette dichiarare al dottor Lenac che lo avrebbe ritenuto responsabile di qualunque violazione avessero subito gli accordi stipulati, poiché la bandiera italiana doveva essere alzata, sola, sulla torre municipale. Il Lenac allora accondiscese, purché — disse — tale atto non avesse significato di sovranità. A quest’osservazione l’ammiraglio rispose che, se avesse voluto dargli quel significato, avrebbe - 141 —