vata in condizioni simili a quelle della Marina italiana fra gli ultimi giorni d’ottobre e i primi di novembre del 1917. Pur tuttavia, la massima parte delle artiglierie natanti potè dalla laguna grádense passare in quella veneziana e di qui fulminare le masse nemiche, appena comparvero sulla linea del Piave. Battelli armati risalirono dalle foci il Tagliamento, la Livenza, il Lèmene, i due bracci del Piave, per molestare coi cannoncini e colle mitragliatrici di bordo le avanguardie austro-ungariche in marcia. Squadriglie d'idrovolanti, partite coi proprii mezzi dagli hangars del Basso Isonzo e congiuntesi con quelle di Venezia, non ristettero dal-l'interrompere i ponti gittati dall'avversario attraverso i fiumi, dal bombardare i suoi luoghi di concentramento ed i suoi passaggi obbligati, abbassandosi spesso a scarsa quota per mitragliarne le truppe in movimento. Torpediniere e cacciatorpediniere scortarono, notte e giorno, i lunghi e pesanti convogli che lo sgombero improvviso della costa fra Revèdoli e Porto Rosega ci costrinse ad avviare anche in mare aperto, nonostante le insidie subacquee e il tempo avverso. Per di più, la Marina seppe organizzare in pochi giorni numerose compagnie da sbarco che vennero subito inviate nella zona litoranea a contrastare e ad arrestare l’avanzata austro-tedesca. Così risorse, sotto altre forme e con scopi diversi, la scomparsa fanteria marina, che potè, fin dai primi di novembre del ’17, essere impiegata con risultati stupendi alla estrema ala destra della Terza Armata, in collegamento coi reparti dell’esercito. Tali compagnie, non solo fermarono definitivamente il nemico sulla linea del vecchio Piave e del Canale Cavetta, ma, con la loro aggressività, lo co- — 195 -