e senza gloria il dominio dell’Adriatico — nella notte del 10 giugno, dopo oltre tre anni di clausura, finalmente si mosse. E uscì da Pola, preceduta, fiancheggiata e seguita da una cintura formidabile di cacciatorpediniere velocissimi... Una minuscola sezione italiana era pronta. L’attendeva. Non ancora declinavano le stelle, che Luigi Rizzo e i suoi prodi compagni attaccavano tra Sansego e Premuda la gigantesca formazione. In meno di quindici minuti, la vincevano. Dopo venti minuti gli attaccanti erano già lontani, mentre la formazione restava in iscompiglio, la divisione distrutta. La Santo Stefano colava a picco. Lissa era vendicata. La potenza marittima dell’Austria era compromessa forse per sempre... Ma all'indomani, le squadriglie leggere dell’Armata italiana riprendevano umili, insonni, instancabili, l'aspro cammino sotto la costa avversaria per mantenere intatto alla patria, con la loro invisibile spola, il dominio del mare. * * * Ma ecco avvicinarsi altri eventi, ecco maturare altre sorti. Bisogna prepararsi a dare l’ultimo scrollo alla formidabile compagine degl’imperi guerrieri. Bisogna fabbricare con pazienza minuta, penna per penna, nervo per nervo, le ali della Vittoria umana, definitiva e totale. Bisogna conoscere, meglio di quello che per l’innanzi abbiamo mai potuto conoscere, la macchina della resistenza nemica. Bisogna che qualcuno, che molti dei nostri vadano a studiarla diretta-mente sul posto, per vedere dove gl’ingranaggi son logori, dove i perni tentennano, dove si nascondono le incrinature vulnerabili. - 199 -