64 della « Cronichetta » rivelano ancora una volta la potenza espressiva del Tommaseo, nella lapidaria precisione dei giudizi, nelle riflessioni interessanti sulla politica della Italia nei confronti della Francia, o della Austria e Prussia, ch’erano in aperto conflitto in quel tempo fra loro. Ma non son questi pregi che hanno fatto il successo della « Cronichetta » sibbene le sfuriate e le stroncature del Tommaseo, che non risparmia nè grandi, nè piccoli, dando un quadro realistico, amaro, caustico del-l’Italia di allora, meschina e pettegola, tutta « ritagli di polipi ripullulanti ». Le idee del Tommaseo sull’ Italia, sul Papato e il Risorgimento, se anche non persuadono e sono state smentite dai fatti, si trovano esposte con grandiosità di linee e vigore di concetti e di fede, nei libri « Dell’ Italia » e in quel mirabile libro eh’ è « Rome et le Monde », dove il genio del Tommaseo, libero da ogni passione caduca, assurge ad una visione architettonicamente perfetta nelle sue linee ideali, vigorosamente logiche e vive. Nè questa sua concezione, così serenamente grandiosa, può essere modificata o incrinata dal pettegolezzo di queste note, testé pubblicate, dove manca ogni struttura e accatenamento ideale, perchè rappresentano torbidi stati di un grande animo esar-cerbato, cruciato, nella sua solitudine, da un bisogno di perfezione morale, frustrato dalla vita, che gli si componeva d’intorno di spuri equilibri, di compromessi e rinunzie, che, per giustificati che fossero dal ritmo degli avvenimenti, l’offendevano nel suo orgoglio, inflessibilmente proteso a formare, soggiogare, piegare la vita, in nome di un esclusivo, ma costruttivo ideale. Tanto più inopportuna, anzi inutile, ci sembra la pubblicazione di questa « cronichetta » che nulla dona al Tommaseo, e nulla gli toglie; perchè egli ci ha dato ben altra misura della sua grandezza morale, che questi giudizi, strappati alla suaj passione dalle circostanze dell’ ora-non bastano a intaccare. Essa non ha nemmeno la giustificazione che si può addurre in favore dell’esumazione di quel « Diario intimo » per opera dello stesso Ciampini, che può essere, ed è veramente, un documento notevole di psicologia, che serve anzi a chiarire la fonte dell’asprezza dei giudizi del Tommaseo in altrui, se con si dura e sì aspra sincerità egli denuda le piaghe sue proprie e le confessa con un senso profondo di umiltà e di rimorso « per indomita smania e acre voluttà di comportarsi fieramente sincero ». Infine, uno scrittore dovrebbe avere il diritto di presentarsi al giudizio dei posteri coi tratti ch’egli sente esenziali al suo spirito e degni di essere trasmessi, come un patrimonio ideale, all’ umanità, in quelle opere cui egli crede di avere dato l’impronta più chiara del suo genio. Fra queste opere compiute e perfette, cui egli affida il suo nome e il suo sforzo migliore, nessuno dovrebbe avere il diritto d’intrudere le scorie, che son rimaste obliate negli angoli oscuri della sua operosa fucina, per guastarne la composta armonia dell’ insieme. E perciò tanto più opportuna e tempestiva ci appare l’annunziata edizione nazionale delle opere di Niccolò Tommaseo, la quale, mettendo fine a tali esperimenti infecondi, nè fisserà in chiare linee, per organica visione d’insieme, 1’ architettura, mettendo in rilievo quei motivi eterni, che le danno veramente una imponenza e una grandiosità senza pari. i. t. MlRKO DkANOVIC : Intorno a una lettera di F. Petrarca in Archivium Romanicum, voi. XXIII, n. 2-3. Di Mirko Deanovic abbiamo spesso parlato in questa nostra rubrica, perchè la sua attività di studioso serio, sobrio, competentissimo si volge spesso a problemi che interessano la Dalmazia. Egli ripubblica il testo di una nota lettera del Petrarca, comprese fra quelle sine nomine, nella quale il poeta accenna a un Dalmata e fa interessanti rilievi sul carattere dei Dalmati in genere. La lettera ha già destato la curiosità di molti eruditi, i quali si sono scervellati per scoprire l’identità del personaggio cui è diretta e del Dalmata di cui fa parola. Dalla dotta dissertazione del Deanovic il problema non esce risolto; tuttavia egli non esclude possa trattarsi di Niccolò Matafari, personalità dotta delle più eminenti di Zara, consentendo in ciò con un’ opinione già espressa da Ugo Inchiostri. i. t.