41 s’ io fossi abbastanza virtuoso, abbastanza degno, per tragediare un simile avvenimento ; ma poi riflessi : « farò migliore me stesso, trattandolo, e varrà presso gli altri la volontà eh’ io ebbi fermissima di fare un po’ di bene al mio tempo, per mezzo della scena ». E mi risolvetti a scrivere, e mi accorsi di avere, senza sforzo, dato al mio dramma un’ anima Italiana ; ma, innanzi che corra la scena, lui fortunato se può illuminarsi de’ consigli del nostro buon padre della critica, dell’ uomo cui sento crescermi d’ anni in anni, siccome giovine cultore delle lettere, una reverenza veramente figliale e nel quale io non cesso d’inspirarmi. Io so di essere indiscreto, importuno ; ma mi soffra così come sono, e poich’ Ella ha fatto sì eh’ io 1’ amassi tanto, non mi neghi la consolazione di rivederla, ascoltarla e consigliarmi in lei. (Io abito provvisoriamente una stanzuccia in via della Spada, n. 6, p. 2ie) Posso sperare un suo cenno? un suo si? - Mille volte benedicendola Il suo riconoscentissimo discepolo Firenze, 24 novembre 1863. ANGELO DE GUBERNAT1S. » Non ho trovato la risposta del Tommaseo a questa lettera ; ma certamente ci doveva essere. Le lettere successive ci mostrano che una certa amicizia si era stabilita fra di loro. Abbiamo notizia che spesse volte si incontravano, e conversavano sulle cose linguistiche, letterarie e politiche. Una lettera del De Gubernatis del 3 maggio 1864 ce Io conferma: « Stimatissimo Signor Tommaseo, Ella aveva pienissima ragione di dire a proposito dell’ acconsentire : se non c’ è nella Crusca, lo faccio io. Ora io mi compiaccio nel ritrovare presso la leggenda di Sant’ Antonio del deserto (del secolo XIV, com’ Ella sa troppo bene) la proposizione seguente, che conferma pienamente 1’ uso eh’ Ella fece dell’ acconsentire. Al capitolo terzo dopoché il demonio ha parlato ; occorono le linee seguenti : “E dette queste parole, e acconsentendogli tutti gli spiriti maligni, ecco subitamente per opera del diavolo un suono repentino ecc. „ All’ amore eh’ io professo al vero, ascriva la libertà eh’ io mi assunsi di scriverle, e mi conceda la continuazione della sua troppo preziosa benevolenza. A Lei devotissimo ed obbligatissimo Firenze, 3 maggio 1864. ANGELO DE GUBERNATIS. » Questa lettera è importante anche da un altro punto di vista. Come abbiamo già visto, vi si accenna ad una fede politica. Ed è esattamente quella per la quale il De Gubernatis è stato messo nel 1865 nella necessità di dare per due anni le dimissioni dall’ insegnamento. E in questo frattempo egli cerca un collaboratore per una impresa da lui tentata. E crede di averlo trovato nella figura austera del Tommaseo. Invece lui, che era