4 Da noi si palesarono, nella storia di cui son rimaste le testimonianze, (ma è presumibile che gli stessi fenomeni si siano verificati anche « in quell’ altra »), con la leggenda istriana di Epulo Re, con la «congiura delle ombre » di Trieste, col giuramento dei dalmati di Perasto, con la ribellione d’ annunziana di Fiume, con la consegna del tricolore ai Sanmarinesi fatta (6 agosto 1923) dai profughi di Arbe, quando dovettero ammainarlo in seguito all’ occupazione jugoslava, ed essi ripeterono il gesto di Perasto, affidando il simbolo della loro fede imperitura a San Marino, in nome del lapicida emigrato da Loparo d’Arbe e fondatore della piccola, gloriosa Repubblica. (*) È tutta una serie d’ affermazioni di un’ unica idea-forza, quella che spinge 1’ uomo a sviluppare e proteggere il nucleo essenziale della sua personalità, - quel nucleo che oggi si dice più comunemente « razza » -, così come s’ è formato per opera della natura e per influenza dell’ambiente, il suo io, la sua anima, la ragione della sua vita, il motore della propria coscienza. Idea-forza che, in regioni di frontiera, dove lo stato di lotta è permanente, si esaspera negli urti contro resistenze più gravi, nella preoccupazione di minacce più temibili, di pericoli più imminenti ; attinge gradi di parossismo e di pathos altamente drammatici, crea 1’ abitudine di una educazione alle risoluzioni eroiche, fa suonare sul labbro di persone pratiche, cresciute all’ azione e non alla retorica, parole di sublime poesia, come quelle di chi protestava nel Placito del Risano (804) contro le angherie della dominazione franca : in queste condizioni « melius est mori quam vivere». Meglio è morire che vivere: detto cosi, semplicemente, come intuizione netta, sicura, rassegnata, di un rimedio, l’unico, l’ultimo rimedio cui si è pronti a ricorrere ; come formola breve di una norma di condotta sopra la quale si è regolata ia propria esistenza. Quando viene il momento di applicarla, la si applica. Quella di Epulo è leggenda ? Non sono leggenda Guglielmo Oberdan, Nazario Sauro, Cesare Battisti, Fabio Filzi, Damiano Chiesa, Francesco Rismondo. (l) Per il Trentino, il più antico documento che si possieda di questo genere è del 1322 (Desiderio Reich, Una congiura a Caldaro, 1322, nel « Programma dell’ i. r. Ginnasio super, di Trento 1900-1901 », Trento, 1901). Era una congiura di nobili italiani contro il tedesco Enrico di Rottenburg, maggiordomo del conte del Tirolo e giu-risdicente in Caldaro. Le ragioni della cospirazione sono dette esplicitamente, fra i tormenti della tortura, dal capo Ottolino di Raina : - «• ipoi (i fideputanei, cioè i congiurati) dicunt quod habent bona sua in Caldario et invite habent dominationem teotonicam ibi in Caldario. Si latini dominarent in Caldario, ipsi melius haberent et melius starent, unde volunt eum (Enrico di Rottenburg) interficere ». (« Essi dicono che i loro beni li hanno in Caldaro e che sopportano malvolentieri la dominazione tedesca ivi in Caldaro. Se in Caldaro dominassero gl’ Italiani, meglio sarebbe per loro e meglio starebbero; onde lo vogliono uccidere». — Non altrimenti avrebbe parlato Guglielmo Oberdan).