40 fettamente alla narrazione. Lusinghieri cenni critici su quest’ opera furon scritti appunto dal Maddalena che, in poche righe, scolpì pure il ritratto dell’autore. Certo vissero i due in comunanza di affetti, se non di caratteri : e il loro carteggio (che abbiamo avuto il piacere di conoscere, assieme al dispiacere di non conoscere che in minima parte, per mancanza di ciò che, in questo genere di ricerche è la qualità predominante, la disponibilità di tempo) per la piacevole saggezza dei pochi esempi che avemmo sotto gli occhi, meriterà certamente, assieme a tante altre carte sparse e operette inedite, essere scoperto e ordinato, insomma salvato dal naufragio in quel mare magno di carta, che forma ora - nella Villetta Sa-balich alla Madonnina - un caotico ibridismo, tra la biblioteca e 1’ archivio. Il Maddalena e il Sabalich si scambiavano spassose ingiurie per le reciproche incomprensibili grafie, giurando ciascuno di non voler più perdere la vista per amore dell’altro; vere bizze da innamorati. La monografia del Sabalich pullula di figure vive, di gustose macchiette locali che sembra d’ avere sempre conosciute, ci fa conoscere artisti di fama con tutte le loro divine virtù e i loro umani difetti ; è infine un capolavoro di pettegolezzo rigorosamente storico di quel periodo saturo di avvenimenti che dalla caduta di Venezia, attraverso alla prima dominazione austriaca e alla occupazione francese (quei soldatacci, disperazione e croce del buon Dandolo) và fino al 1881, anno della chiusura definitiva del Teatro; passano, come in un caleidoscopio, artisti, soldati, nobildonne, burocratici e popolo, baruffe, balli, trionfi e miserie, autorità cittadine e governatoriali, civili e militari, quasi sempre fra loro in palese o latente attrito, dal tempo del podestà Pappafava a quello del gentiluomo festaiuolo conte Begna, dal Tommasich al de Philippovich; «piccole borie e piccole gare - scrive il Sabalich - ripicchi altezzosi che troviamo continuamente nella storia municipale della nostra città e che le cronache urbane registrano ad ogni pagina perchè il león di S. Marco covò sempre dei felini ». Dopo alcune parole che possono fungere di introduzione : « io faccio la cronistoria del nostro teatrino, minuziosa forse troppo ma scrupolosamente esatta, roba che andai scoprendo nel mio lungo lavorio di ricostruzione che durò 15 anni; intendo dare un esauriente monumento di quella storia cittadina fatta di ritagli quale forse non verrà più compilata»; il Sabalich narra le vicende della fondazione e della costruzione sotto il Provveditorato di Paolo Boldù ; e se l’autorizzazione venne da Venezia ben presto, perchè, come commenta argutamente il Sabalich : « non avevamo allora toccate di battelli a vapore e tantomeno telefono ma in compenso non esistevano nemmeno le lungaggini burocratiche dell’ oggi », il teatrino durante la sua tribolata esistenza ebbe a subire poco paterne in-framettenze da parte delle autorità, e queste continue inframettenze in rebus scenicis - scriverà il Maddalena - saranno la prova più chiara « come le