31 vato, a ragione, che essi rappresentano uno dei maggiori elementi della civiltà balcanica. Dalle famiglie aromune sono usciti i primi intellettuali serbi, bulgari, romeni, albanesi. Essi sono stati i più balcanici dei popoli balcanici. Gli Aromuni hanno esaurito sè stessi, prodigandosi a favore degli altri. Essi sono stati gli artefici principali della civiltà balcanica generale, materiale, intellettuale e morale. Spetta agli studiosi balcanici il compito di indagare quale sia stato il loro influsso che, evidentemente, non è stato trascurabile ». * * * Anche nel quadro, disegnato dal prof. Popovic, non mancano delle contraddizioni che il lettore intelligente noterà e interpreterà da solo. Per parte mia, confesso che la lettura dei libri dei proff. Cvijic e Popovic mi hanno fatto sentire lo sdoppiamento di anime che pulsano, mosse da un cervello serbo, ma non riescono a far tacere la voce del sangue, aromuno. Non è questo il momento di polemizzare. Però mi sembra conveniente rilevare una cosa, che cioè i due citati professori Cvijic e Popovic, forse sulla base di pareri precedenti, propendono a presentare gli Aromuni come « romanizzati ». Documenti sulla compagine etnica della romanità all’epoca delle invasioni barbariche mancano. L’antropologia potrà aiutare, ma solo fino ad un certo punto. L’archeologia, col suo ramo speciale dell’ epigrafia, potrà, forse, un giorno farci qualche rivelazione. La folcloristica gioverà, pure, ma come manifestazione esterna, non permetterà di fare induzioni sicure in materia di razza. Sola la filologia ha detto una sua parola che, nel silenzio generale, ha avuto una risonanza, forse, troppo sonora. Partendo dal fatto che solamente i Romani (Latini, Dalmati) sospinti verso la costa adriatica, avevano sviluppato un dialetto neolatino volgare, il dalmatico, e che la lingua parlata dai Romeni d’ oltre Danubio, inquinata di una forte percentuale di parole veteroslave, differisce da quella degli Aromuni balcanici, tanto che un aromuno del Pindo stenterebbe a comprendersi con un romeno di Bucarest, si è detto che, per gli elementi linguistici balcanici conservati dagli Aromuni, questi sarebbero da ritenersi degli Illirici o Traci latinizzati. L’ opinione sarebbe rafforzata dall’ esame dei pregi e dei difetti, morali e psichici, degli Aromuni, che qui, naturalmente, non possono essere rievocali tutti. Senza approfondirci in una discussione linguistica e psicologica, rileveremo un fatto solo, che cioè negli Aromuni si è compiuta, nel corso dei secoli, una quadruplice selezione ; una parte di essi si è dedicata alla pastorizia, un’ altra ai commerci, una terza alle armi, una quarta, la più recente, alla riedificazione della libertà nazionale dei popoli balcanici. Ora in tutte queste quattro estrinsecazioni di vitalità gli Aromuni hanno rag-