64 una bontà generosa e il sorriso di affetti gentili, che rivelavano nell’apostolo la comprensione più chiara e le virtù più umane del compatimento. Contrasti e dissidi di un nobile spirito, ansioso sempre di quella spirituale perfezione, che si conquista aspramente e si perde assai presto, senza il controllo della volontà che ci sorregge e dirige, ma con pena e tormento, per cui, a chi la intende così, la religione non è sempre e soltanto apportatrice di pace e conforto. E come avviene per le anime che hanno sincerità di principi e calore di fede, i suoi scritti rispecchiano la sua spirituale inquietitudine, la sua sete di verità, che si esplica spesso nella forma di una dotta polemica chiarificatrice in difesa dei suoi ideali letterari, politici e umani. La sua attività di scrittore lindo, efficace, si aggira intorno ai problemi che interessano la sua Dalmazia, della cui storia egli era un conoscitore profondo, e ne trattava non collo spirito gretto dell’ erudito, ma con animo ardente di patriota, trasfondendovi le sue nostalgie e additandola ai giovani come un doveroso tributo alla infelice terra, che rifulse nei secoli di tanta luce di civiltà. I suoi lavori, condotti sempre con inflessibile probità scientifica su fonti originali, sono stati pubblicati nella nostra Rivista e negli « Atti della Società di Storia patria » di Zara, e portano tutti l’impronta del suo spirito chiaro nella serenità dell’ indagine e nell’ argomentazione precisa. Ne citiamo fra i più importanti: « Tommaseiana » (1926), « Di alcuni studi su Giacomo Bona e il Risorgimento cristiano» (1927), «Per Giorgio Politeo» (1927), «Problemi di lingua e cultura in Dalmazia» (1934), «Benedetto Rogacci » (1934) e finalmente, il suo lavoro fondamentale su « Tommaso Arcidiacono e la storia medioevale di Spalato » (1933), nel quale per la prima volta egli mette in luce, traendo gli elementi dall’opera stessa dell’Arcidiacono, la grande figura di Tommaso, sullo sfondo agitato della Spalato medievale, e, con mano maestra, egli svela il possente lievito di italianità che ne animava le lotte che si combattevano fra le sue mura vetuste. Tutti questi scritti hanno una vivace intonazione polemica, che poggia su argomenti di soda dottrina, ma è sempre pervaso dal calore e dall’ onda dei suoi due grandi affetti : Dio e la Dalmazia. E la Dalmazia lo piange, infatti, questo suo figlio, che fu veramente una sua creatura, con tutti i segni del nostro sangue e delle nostre virtù, che in lui furono operose ed attive, così che egli lascia oggi nella scuola, nella famiglia e fra gli amici devoti, il più vivo rimpianto, cui è solo conforto la speranza che il Dio nel quale egli tanto fervidamente e sapientemente credeva, gli abbia concesso, nella morte, la pace, che il fiero implacato suo spirito chiese invano alla vita.