13 Innegabilmente, l’Alberti non ha tenuto conto abbastanza dell’irredentismo come idea-forza, come idea-madre, come forza latente, immanente e permanente in noi fin dal tempo dei tempi, dell’ irredentismo conservatosi in noi dalle origini (come usavano esprimersi i latini) attraverso tutti i secoli e sempre aspettante di compiere nei momenti più opportuni la sua piena funzione storica, pronto ad attuare la più completa realizzazione delle proprie aspirazioni ideali. Per questo, a furia di ridurre, di sfatare, di negare, 1’ Alberti finì col perdere di vista, col non aver più la sensazione dello svilupparsi graduale del movimento irredentista dal 1866 al 1914; giunse a non poter più farci capire come mai nel 1914 l’irredentismo era arrivato a un punto di maturazione politica risolutivo, reclamante come suo unico sbocco la guerra. Se l’Alberti avesse ragione (si chiede giustamente il Pagnacco), se l’irredentismo non avesse fatto in estensione e in profondità tutti i progressi di cui 1’ Alberti non s’ è accorto, se non avesse via via preso dentro la sua cerchia le più varie categorie di cittadini e, soprattutto, se non avesse infuso nei giovani (mazziniani) quell’ ardore di marca prettamente fascista, capace di far compiere i miracoli della volontà che travolge le maggioranze, inerti e renitenti che pur siano, « da dove sarebbero usciti dunque i più di mille volontari e i duecento caduti in guerra, di Trieste?». Sono cifre, queste, che hanno un valore puramente relativo, che, in effetto, rappresentano un numero da moltiplicare chi sa per quanto, poiché tutti sanno, viceversa, quali enormi ostacoli « si opponevano al passaggio in Italia durante la guerra » e quanto fosse reso « difficile » agl’ irredenti, da parte della stessa Italia ufficiale, il poter diventare volontari... d’Italia » ! Battisti e Sauro Ne! 1914 la maturazione politica del nostro irredentismo era un fatto compiuto e noi dobbiamo guardarci dal menomare i suoi meriti e successi e dall’averne anche l’aria o l’apparenza: faremmo grandissimo torto alle due maggiori figure dell’ irredentismo, Cesare Battisti e Nazario Sauro, che furono e sono le testimonianze più vive, più belle, più irrefutabili di quella maturazione politica, furono come il frutto di tutto il lavoro paziente durato da generazioni italiane per essere pronte a cogliere, come voleva il Machiavelli, 1’ Occasione favorevole offerta dalla storia e risolvere definitivamente uno dei massimi problemi della Patria, la sicurezza dei confini nordorientali. Più volte fu tentato il paragone fra Cesare Battisti e Nazario Sauro, ma sempre con poca sodisfazione del lettore, che ci vedeva una conferma del vecchio adagio : « i confronti sono odiosi ». Gli era che gli scrittori si preoccupavano troppo di rilevare le dif-