12 trattamento del nome di città di Veda (da Vetula civitas «città vecchia ») divenuto Vekla o Vikla nell’ antico dalmatico e Vegla > Ve'ga (Veglia) in bocca veneziana 1. Ma quale è il presumibile valore dell’appellativo muda? Poca luce ci viene dal documento di Ossero, in cui la macia è contrapposta agli scogli e a tutte le terre, o dagli aggettivi bona e longa con cui questo appellativo risulta accompagnato. Secondo il Brunelli dobbiamo partire da un lat. mùcus «umido, fangoso», da cui un terra * mucula «terra umida, fangosa», donde muda 2, che significherebbe « palude o maremma, terreni cioè siti in palude o maremma, oppure prossimi a palude o maremma » giacché « la mugla presso Puntamica indica le paludi del lago di Boccagnazzo, presso Rovogo le paludi del lago di Trana, presso Spalato le paludi o maremme dette ancor oggi Paludi (dial. si. Pojud), a Cherso le paludi o maremme di Ossero, in Arbe le paludi nominate tutt’ ora col vocabolo dell’ antico volgare dalmatico Palit ». Al Brunelli si può facilmente opporre : a) che m ficus8 vale soltanto «moccio, muco» e che è voce scomparsa per tempo, giacché le lingue romanze (rumeno e sardo compresi) partono dalla forma parallela con vocale tonica breve rauccus, REW. 5709, mentre muda (> -Mica, Muggia) richiede una fi lunga; b) che non essendo mficus aggettivo è impensabile un (terra) mucula «terra umida»; è difficile ricorrere anche ad un aggettivo *mfic-ulus, tratto da mficìdus, REW. 5711, se il rumeno (muced) at-attesta soltanto quest’ ultima voce per il latino balcanico. Per quanto sopra, risulta molto improbabile l’interpretazione «palude» per la voce m fi c 1 a. Sembra poi per lo meno strano che due località chiamate tuttora Pojud e Palit (da p a 1 fi d e-), di fonetica molto antica, abbiano sostituito queste denominazioni ad un più antico muda con identico valore semantico. Ho poi mostrato come il Mudila bona del 1205 (che il Brunelli ascrive al territorio di Zaravecchia) e il Mugla bona del 1236 si riferiscano alla stessa località, designata come Punda Micha bona in un documento del 1413, cioè al moderno Puntamica. Ma quello, che non persuade affatto chi conosce la corografia del territorio in esame, è che Puntamica abbia preso il suo nome dalle paludi del lago di Boccagnazzo che ne dista diversi chilometri. 1 Cfr. l’ant. ven. vieglo (>viegio) dal lat. volg. veclu (vetulu s), che mostra l’evoluzione -c l->-g/- (v. Archivio Glottologico It. I, p. 454; XXV, p. 134). La grafia Miichia mostra l’intacco palatate nel senso -c 1- (cfr. zarat. veco< veclu-). Nel Du Cange V, p. 535, muclea è dovuto a falsa lettura di nuclearias. ! L’albanese ha miik m. « Schimmel » e mukete « schimmelig », che il Meyer, EWalbSpr., p. 295 riconduce al lat. mücus, ma che partiranno entrambi da tnücidus.