122 LA SCHIAVITÙ DEL MARSIGLI Non tralasciavo però di raccomandarmi sempre per la vita e per la morte alla Beatissima Vergine, nel di cui aiuto unicamente speravo. La durezza del letto, dove giacevo, mi aveva piagati li ginocchi; se pure non furono piaghe della crisi della natura che, cominciando a guadagnare sopra il male, passò nella terribile crisi delle urine; per le quali principiando a respirare un poco, fui condennato a stare ogni notte sotto il grave peso d’ una catena fermata in un chiodo fitto nel mezzo del camerino. L’ appetito intanto facevasi canino, il ventre si gonfiava, le forze non ritornavano, il freddo era orrido, li pidocchi mi divoravano ; ed il mio vestito consisteva in una pelle d’agnello, che mi era busto, ed in un paio di braghe di tela vecchia, privo affatto di stivali e di scarpe, in di cui vece avevo un solo paio di scarpini di lana : miseria eh’ altrettanto rendevami tediosa la vita, quanto la povertà de’ miei padroni mi privava d’ogni possibile aiuto. In questo mentre che le forze in qualche parte mi ritornavano, feci nuovo contratto con li miei padroni per il mio riscatto e li promisi di pagarli 300 zecchini in contanti ed altri 100 in robe, ogni volta che avessero fatte capitar con sicurezza le lettere che io scrivevo (dissi) a Venezia, alla mia madre vecchia, affinchè