i6 LA SCHIAVITÙ DEL MARSIGLI Dalli 6 del corrente sino oggi è che mi trovo qui a Macarsca per ricevere lo schiavo noto a Vostra Eccellenza, il quale per il contratto fatto con il padrone dovea capitare a questi confini la notte pure del corrente, ma a causa delle nevi si è portato tanto avanti che è stato condotto dal suo padrone a Radobilia vicino a Duare solo li 14; nel qual tempo anzi il giorno delli 13, li morlacchi sudditi ottomani, con qualch’altro unitamente, hanno saccheggiati alquanti mercatanti turchi nel porto di Lesina ed hanno condotto in questo luogo la presa e se 1’ hanno divisa, tenendogli mercatanti turchi come schiavi; e parte di loro tentano il suo riscatto. Si siamo incontrati qui in questa confusione, ritirati in un monistero di frati con qualche timore di questa canaglia, il signor Caprara, mio fratello ed un mio cognato venuto per mia compagnia; e sino oggi ci siam qui trattenuti aspettando la fede del capitano di Duare, acciò si permetti di potere andare a quelle vicinanze per ricevere lo schiavo e dare il danaro con sicurezza. Allorquando credevamo oggi aver la fede, ci viene un messo di Omer spai, padrone dello schiavo, che avvisa aver incontrato delle difficoltà nel capitano medemo di Duare, il quale non gli permette il cambio e dice di voler vedere un ordine del bassà di Bosnia; onde il po-veromo, che credeva di avere il suo denaro e consegnar lo schiavo, avvisa di esser partito lunedi fu li 20 per casa sua, ove riconduce lo schiavo per sottrarlo, chè quel capitano non glielo levasse dalle mani. Immediatamente, avuto questo avviso, gli ho spedito dietro attraverso de* monti tre uomini assai pratichi e da me ben conosciuti, a’ quali ho consegnati 200 zecchini, a fine che gli contino al turco, acciò gli dia lo schiavo e che due V accompagnino qui ed uno resti ostaggio sino che se gli farà avere il rimanente del riscatto. Ho presa questa risoluzione, così consigliato da amici e in partico-