51 scritti furono bruciati a Campo dei Fiori : non ebbe pace nè vivo nè morto. Capitani di ventura, consiglieri di re e diplomatici, gesuiti e vescovi, scienziati e letterati, tutti uomini che in vita hanno potuto piacere o ancora più dispiacere al loro prossimo, ma mai lasciarlo indifferente; di acuto ingegno, come pochi, e, come pochi, soggetti ad errori, pieni di bontà e spesso giudici ingiusti, a volte fantasiosi e immaginosi come poeti, con vastità di pensiero e profondità di tormento proprie dei grandi, e a momenti, maligni e insofferenti come dei falliti. Anche Ruggero Boscovich, che appare l’ingegno, se non il più eccelso certo il più completo di Dalmazia, ingegno versatile cui niuna scienza od arte sembrano estranee, temperamento pieno ed intero come nei nostri grandi del Rinascimento, anche in Ruggero Boscovich si scopre facilmente la più schietta impronta della dalmatinità, anzi ne è una delle più chiare espressioni. Dal carattere rude e franco, per la sua esuberante e focosa personalità, a stento subì la severa disciplina gesuitica, pur desideroso di gloria sempre maggiore, nelle sue peregrinazioni attraverso mezzo Europa, non scordò mai la piccola patria lontana. Fiero e disinteressato non sa piegarsi alle ipocrisie dell’ambiente, rinunzia alla cattedra delle Scuole Palatine e abbandona Milano; per la generosa intemperanza, sia a Brera che a Parigi, si creò oppositori subdoli e invidiosi, perchè conscio del suo prestigio di scienziato, è portato talvolta a svalutare 1’ opera altrui. Personalità complessa dalle molteplici attività, poeta, umanista, fisico, matematico, astronomo, filosofo, l’opera del Boscovich, immensa, si sarebbe quasi dispersa e diluita nella quantità di trattati, opuscoli, memorie, pareri, relazioni e polemiche, se la sua tenacia, la sua ferma volontà di lavoro e la sua ricchezza e maturità di idee non avessero creato e perfezionato in lui un pensiero fondamentale, una vasta organica e originale visione della natura. Della sua indipendenza di pensatore riporteremo dal Tacconi queste parole : « Tre grandi visioni d’assieme dominavano al tempo suo la cultura, che s’impostava tutta sui nomi di Locke, Leibnitz e Newton. Nel pensiero del Boscovich interferiscono riflessi di tutte e tre queste visioni, ma egli si muove liberamente, con una sua precisa originalità, e ne accetta solo quello che conviene alla sua tesi fondamentale, senza rendersi schiavo di alcuna veduta particolare; anzi, tanta è la sua smania d’indipendenza che le accoglie non come un punto d’arrivo, ma sol come spunti che offrono alla sua riflessione infinite possibilità di ulteriori sviluppi». E l’indipendenza di pensiero, quando questo è alto e geniale, è la indipendenza più nobile per sè e più fruttifera per 1’ umanità.