Bibliografia Dalmata La voce « paese » secondo il Tommaseo. ■ Pubblichiamo un passo di Niccolò Tommaseo, nel quale non sappiamo se più debbasi ammirare il filologo, il pensatore, o il pittore della natura. Certo le brevi osservazioni del Dalmata sul nome « paese » (provenzale pais, paes ; francese pays; latino pagensis agerpagus) danno lo spunto a più ampi sviluppi intorno all’ argomento. L’Autore studia con molta finezza il significato del vocabolo di greca origine, e ne fa quasi la storia; non contento delle sue attente ricerche, prende in mano la tavolozza e vi dipinge una splendida campagna, ricca d’acque, di verde e di fiori. Eccola: « Il paese è la vera e più dolce e più intimamente amata patria : chè patria, veramente, non saprei dire le grandi città. E siccome nessuna pianta mette radice nel lastrico, così neanche questa. Città è arte; paese è natura; paese ha origine da una voce che suona fonte; e porta seco l’immagine di acqua viva, perenne, commossa quietamente, armoniosamente commossa, dal commuoversi purificata; F immagine delle ombre, che, da lei avvivate, la guardano; delle gregge, primo anello di società, che convengono intorno a lei; del riposo nella dolce ora quando le nubi mestamente sorridono al sole cadente, e delle danze e de’ canti e degli amori primi, che intorno le sorgono come fiori ; e delle prime casucce, come tenere piante ». (Letture di famiglia, pag. 56). Nel Grande Dizionario della Lingua Italiana, alla medesima voce il Tommaseo ebbe cura di notare quanto segue : intorno alle acque le prime abitazioni degli uomini, e le stesse generazioni degli uomini, somigliano ad acque correnti, che crescono nelló scendere, ma sovente perdono limpidezza, straripano, stagnano, si confondono al mare, se non ad altre maggiori correnti ». È il migliore commento, con semplice stesura, all' interessante soggetto. U. Valente Una recensione del Tommaseo. - Quando la direzione del giornale « Indipendente » di Torino, (l) nel settembre del 1857, incaricò il Tommaseo di recensire, tra l'altro, anche i Bozzetti alpini di Giuseppe Revere (1812-1889) apparsi per le stampe in quell' anno, (2) il Dalmata scrisse su quel foglio un giudizio sintetico intorno al volume del triestino, che si legge anche oggi con vivo interesse. Eccolo : « Se il bozzetto di Genova che io ancora non lessi, somiglia agli altri di Giuseppe Revere, è prosa d'artista che in un costrutto fa prova della perizia acquistata coi lunghi ed oramai disusati esercizi di tutta la vita al culto del bello: e il dissentire io da lui in cose notissime ed ignote, disputabili ed indisputabili, il desiderare che nella parola non scorra più consolante quella vena d'affetto eh' egli ha certamente nell’anima, e per la quale egli è artista, m'era ragione di più a rendergli questa lode, che appunto perchè non necessaria al suo nome, egli gradirà « Questo vocabolo pullula dalla viva terra: il greco peghè, sorgente, perchè (*) Domenica, 13 settembre 1857, n. 271. (2) A Genova.