39 Theodosio, onde agissero in quel di Genovizze e di Vrana in maniera che quegli abitanti si sottraessero al giogo turco, e si ebbe una fiera fazione sotto Velino. Ben più importante fu l’impresa contro il castello di Nadino e riuscita questa felicemente, Marcantonio Pisani ed il barone di Degenfeld decisero senz’altro l’espugnazione di Vrana; i Turchi allora uscirono dal castello ed assalirono l’avanguardia del governatore Scurra, ma furono affrontati con tanta violenza, che cercarono senz’altro rifugio entro le solide mura : la notte Io Scurra alloggiò nell’ Ham, mentre il colonnello Briton, (*) d’origine irlandese, penetrò nei borghi e pose la tenda presso la porta del castello. Il primo giorno, Ferdinando figlio del barone di Degenfeld, avendo voluto compiere atti d’ audacia, fu colpito in tal maniera da un’ archibu-giata che perdette la vista da tutti e due gli occhi. Poi si bombardò la cinta fortificatoria col cannone dalla parte di borea, ove le mura erano terrapienate e dopo qualche ora si aperse una breccia di tre passi per la quale ii generale Degenfeld, fuori di sè per la sciagura del figlio, volle fosse dato 1’ assalto con scalata, confidando nel valore dei soldati dello Scurra e del Crutta e di 150 uomini scelti del colonnello Sorgo; ma non vi si riuscì per l’ostinata resistenza dei Turchi. Il colonnello Sorgo fu ferito da moschettata al piede, 17 veneti rimasero uccisi e 27 feriti; e si dovette desistere dall’assalto. La sera si diffuse la voce che il Pascià della Bosnia si preparava a Tonin per marciare su Vrana, e mancando ai Veneti la polvere dovettero levare le batterie ed assicurarsi presso 1’ acqua di Ciacina, mentre le artiglierie furono lasciate con poca scorta a Tim. Dal canto loro gli assediati vedendosi privi d’aiuti, sfiduciati per le vittorie venete, sfiniti dai clamori delle donne e dei bambini, senza però sapere della mossa avversaria, abbandonarono di notte il castetto e si posero in salvo. Ed i Veneti avendo appreso il giorno seguente che la venuta del Pascià era vana diceria ed avendo di più ricevuto 1’ occorrente di polvere, ritornarono a Vrana, che trovarono senza difensori e fecero saltare in aria due torri e la maggior parte del recinto, rendendo il posto inoffensivo (24 aprile 1647). Invece nella già ricordata « Relazione della vittoria di Novigrad e di Vrana » si legge che dopo l’impresa di Novegradi fu tenuto in quella fortezza un consiglio di guerra e si decise l’investimento di questo ca- (4) Si vuole che in onore di questo prode condottiero un tratto di quel territorio, dalla parte verso il mare, abbia ricevuto il nome di « Brigtonusa », che qualcuno ancora ricorda.