NUOVO ACQUISTO 247 del mondo, guai di gioia ad ogni nostro imbarazzo pronta sempre a digrignare i denti e a stendere le zampe rapaci quando subodorava o credeva almeno di subodorare una congiuntura favorevole alle sue mire megalomani alimentate e sostenute sempre dai suoi patroni. Siccome però tutti i nodi vengono al pettine, giunse anche per essa il giorno della resa dei conti e fu quello appunto in cui dovette scegliere fra i suoi patroni, lontani e impotenti ad aiutarla e a sostenerla in un eventuale conflitto, e le forze vicine della nuofa Europa in marcia verso il suo luminoso destino. Ad onta però che il suo interesse le consigliasse la massima prudenza e addirittura l’abbandono dei suoi amori del passato, essa tenne duro fino all’ultimo sperando sempre in un capovolgimento tale della situazione che le desse modo di schierarsi, com’era suo ardente desiderio, accanto ai suoi favoreggiatori. E solo quando vide che non c’era verso di uscirne in maniera conforme alle sue aspirazioni si piegò riluttante alla sua Canossa recandosi a Vienna. Però mentre con una mano sanciva la sua adesione ad un nuovo indirizzo europeo, che essa mai aveva desiderato e che pure con generosità senza pari le assicurava dei vantaggi assolutamente immeritati, tendeva l’altra a Mosca per averne sostegno nella sua riserva mentale di pura marca balcanica. Con ciò affrettò il momento della sua rovina. Come ossessionata dall’adesione ad un patto, che sanzionava il crollo completo di ogni suo sogno di ingrandimenti territoriali ai danni dell’Italia e di altri vicini, essa volle all’ultimo momento ritornare sulla sua decisione prestando fede ai fantasmi di un passato, che svaniva ormai nella tragedia mondiale, per seguire la sorte dei suoi patroni molto fidando nelle mani amiche, se anche rapaci, dello zar rosso il quale aveva bisogno di nuove e più avanzate scolte per la sua penetrazione in Europa, destinata, secondo i suoi calcoli, a servire da bivacco alle orde sterminate dei suoi miserevoli sudditi, illusi di vivere in un paradiso che Lucifero avrebbe rinnegato una seconda volta senza postumi rimpianti. * * * I risultati di questa decisione sono ormai entrati nella storia. Pochi giorni sono bastati per far crollare un organismo creato dalle democrazie occidentali in funzione prettamente antitaliana offrendo al mondo lo spettacolo miserando dell’inesistenza di una struttura politica, sociale, economica e militare degna di figurare in un’Europa dalla civiltà millenaria. Per anni ed anni noi abbiamo fermamente creduto che lo stato mosaico postoci al fianco da Versaglia non avesse vitalità. Noi abbiamo trattato coi suoi governanti, abbiamo stretto con esso dei patti di amicizia e di buon vicinato ma ne abbiamo ritratta sempre l’impressione come di cose effimere perchè non sentivamo pulsare nella mano che stringevamo l’energia vitale che permette l’esistenza e favorisce il progresso di un popolo. Abbiamo chiuso a lungo letteralmente gli occhi perchè i compiti che ci attendevano erano troppo vasti per fermare la nostra attenzione sulle questioni di casa nostra,, chè tali sono sempre state da noi considerate quelle che avevano attinenza con l’altra sponda adriatica, e mai abbiamo nemmeno lontanamente sperato nella comprensione di un avversario cocciuto ed igno-