256 BIAGIO MARIN Sono quasi sconosciuti, e sono semplicemente uno schietto canto d’amore per il nostro popolo, per i suoi soldati. Espressione di vita popolare, mancano di ogni raflìnatezza letteraria, ma hanno la forza rappresentativa degli antichi cantori. Sono offerti: «A voi soldati rudi della mia compagnia, cresciuti dalla terra, soldati di fanteria. Ho venduto la pistola non ho che i miei pensieri, io vi li do’ con l’anima, soldati mitraglieri». Ascoltatela questa quartina! Sentirete subito quale malinconia contiene. E’ tutto Giulio in quel dar via l’anima ai suoi soldati. E la chiusa del canto per la brigata Lombardia, fa tremare l’anima: «non è detto che a Iamiano tutti debbano morir». Segue la grande lirica: «San Floriano». Leggiamola : «San Floriano troneggiava sopra una collina: la sua corona di vigne brillava nella mattina. San Floriano aveva le case fatte per le spose e le sposine belle più di tutte le rose. San Floriano aveva una chiesa più bianca d’ogni colore e le sue campane chiamavano all’amore. Ora non c’è più chiesa, non cantan le campane, nelle buche di granata gracidan le rane. Le case sono nere, le vigne rovinate, le spose son raminghe o piangono internate. C’è mille croci di legno intorno a San Floriano, a notte s’ode l’Isonzo lamentarsi da lontano».