220 CAMILLO CRISTOFOLINI na, già prima accennata, la flotta italiana prese l’iniziativa negli ultimi giorni di guerra. Il comandante Persano avrebbe preferito attendere un’iniziativa avversaria, ma dato che questa non si manifestava e che l’opinione pubblica esigeva un’azione della flotta, fu obbligato a muoversi e attaccò Lissa, bombardandola. La disposizione geografica della costa dalmata e delle sue isole spiega come la flotta austriaca potesse accorrere protetta dalle isole, giungere addosso alla flotta italiana, attaccarne una parte e prima che le navi più discoste potessero giungere, rifugiarsi nel porto di Lissa. Le perdite italiane, data la sorpresa, furono più gravi delle austriache: due navi furono affondate e la conquista delle isole dalmate non fu effettuata, anche perchè dopo 4 giorni l’armistizio era già concluso. Va peraltro ricordato che nella guerra del ’48 la flotta sarda s’era limitata a incrociare davanti al golfo di Trieste, senza effettuare sbarchi; che nel ’59 fu fatto nel 3.0 mese di guerra uno sbarco su Lussino delle flotte unite francese e italiana, e la flotta austriaca molto più debole che nel ’66, non intervenne e che nella guerra del 1915-18 in più di 3 anni l’unica occupazione fatta dalla flotta fu quella dello scoglio di Pelagosa. Il conflitto in Germania Abbiamo già accennato alla vittoria prussiana di Sadova, che Segnò la fase culminante della campagna. A quella battaglia presero parte oltre 200 mila combattenti per parte. I Prussiani perdettero, fra morti e feriti, circa 8000 uomini, gli Austriaci circa 15.000, e circa 18.000 prigionieri e 174 cannoni. Gli austriaci, ripiegando in rotta verso Sud, lasciarono però presidii in varie piazzeforti, che furono assediate dai prussiani, (Theresienstadt, Iosef-stadt, Koeniggratz, poi anche Olmùtz e altre). Proseguendo nel rapido sfruttamento del successo, i Prussiani, invasa gran parte della Boemia, tutta la Moravia, e parte dell’Austria inferiore, puntavano su Vienna. Sulla fronte bavaro-wùrttenberghese i Prussiani ottennero successi locali nei combattimenti sul Meno e sulla Tauber, dove si verifica un episodio degno di nota: un reggimento austriaco composto di veneti, mandato a rinforzare gli alleati, passa al completo al campo opposto, al grido di «Viva l’Italia 1 Viva la Prussia!» e rende così possibile lo sfondamento della linea di difesa e l’invasione prussiana del Baden e della Baviera settentrionale. Ma anche l’esercito prussiano che sognava l’entrata trionfale a Vienna fu deluso dal ministro v. Bismarck, che, contro l’aspra opposizione del Re stesso, ottiene la conclusione dell’armistizio che sembra destinato appunto a salvare l’Austria dallo sfacelo. Si può discutere, anche dal punto di vista germanico, l’utilità di tale calcolo del ministro prussiano, ma il fatto è che tanto i Prussiani quanto gli Italiani si fermarono sulle posizioni raggiunte. E’ tempo di dire che l’ingiusta valutazione dello sforzo italiano in quella guerra deriva sopratutto dal confronto che si fa con i successi dell’esercito prussiano. Ebbene, oltre alle considerazioni di carattere geografico prima esposte, vanno tenuti presenti i seguenti elementi: 1) L’esercito prussiano possedeva un elemento di superiorità sugli altri eserciti europei nell’armamento : il «fucile ad ago» infatti consentiva ai prussiani una molto maggiore celerità e quindi efficacia di tiro.