FATTI, PERSONE, IDEE 305 Troppi i nomi che vorremmo citare, di tanti che ci sfilano davanti. Degli ungheresi ricordiamo il Babits (morto mentre si stampava il Numero speciale), il Kosztolànyi, l’Ady, il Re-ményik, tra i poeti, e, dei prosatori, Lodovico Jócsik, che, in una pagina di profonda intuizione critica, ci fece sentire, come non sentimmo mai, tutta l’irresistibile potenza degli «inni» nazionali. Vi trovammo la migliore spiegazione del perchè la nazione ungherese ha potuto compiere tutte le gesta con le quali si è vendicata in questi ultimi anni, dei torti subiti a Versaglia. Degli italiani ci sia lecito nominare almeno la rappresentanza giuliana: per gli artisti, Mascherini e Marus-sig; per gli scrittori, Benco, Marpi-cati, Morovich, Ramous, Saba, Slata-per, Susmel. Delle poetesse triestine leggiamo, in una versione di Gàbor Olàh due liriche molto significative: una di Bice Polli (Silenzio basso, dal canzoniere 11 raggio oltre la fronda), l’altra, di Valeria Pasini Vidali (Campane in festa, dal canzoniere Bilancia). «Decima Regio» Così s’intitola, con romana consapevolezza, un quindicinale uscito da poco quale organo del Guf triestino, sotto la direzione del segretario Guglielmo Bobisutti. I due primi numeri che abbiamo visti (28 ottobre e 18 novembre) sono pieni di spirito gio-venilmente combattivo. Collaboratori: Luigi Pittani, Manlio Granbassi, Ugo 'Lanza, Tullio Fiori, ed altri che non si firmano, con alla testa il segretario federale Pietro Piva, che scrisse l’articolo di presentazione. Auguriamo a questa voce della generazione universitaria di farsi valere nel nostro ambiente, con quella forza che viene dall’entusiasmo sincero e disinteressato, dote e dono capitalissimo della gioventù. La tradizione dei padri romani non si lasci sommergere dagli elementi razziali impuri e dagl’intrusi ostili. Onoranze a Nicolò Giani La città redenta di Spalato ha dedicato una delle sue vie alla medaglia d’oro Niccolò Giani; gli avi dell’Eroe erano oriundi dalla Dalmazia, come Egli stesso ricorda nel testamento a suo figlio Romolo Vittorio Africano, augurando l’annessione anche dell’altra sponda adriatica all’Italia. I nostri morti Ario Tribelli, nato a Trieste nel 1870, s’è spento nella sua città natale ai 18 di novembre u. p., dopo una vita interamente dedicata all’arte e al culto del patriottismo. Poeta, critico musicale, appassionato della storia locale per passione ereditata dal padre, alpinista sempre attivo e combattente a difesa del patrimonio nazionale sui limiti etnici del paese nostro, sarà sempre ricordato fra i rappresentanti della guardia irredentista ai confini giuliani: memoranda è la sua polemica col Touring Club Italiano, nei tempi in cui questo era in mano di gente che aveva dimostrato sensibilità molto scarsa per i problemi delle terre irredente. Sulla tomba del nostro dilettissimo e apprezzatissimo collaboratore, la Porta Orientale inchina il suo gagliardetto. (Cfr. «Piccolo», 20, XI, ’41). Giovanni Zangrando, pittore triestino, nato nel 1869 e morto ai 15 del- lo scorso settembre, va qui ricordato come uno degli artisti che più onorarono la nostra regione, insieme con Umberto Veruda, Carlo Wostry, Guido Grimani ed altri della generazione fiorita avanti la guerra di redenzione. Quella generazione e il periodo che va legato al loro nome meritano uno studio a sè, ch’è già affidato a un nostro collaboratore e che sarà prossimamente pubblicato («Picc.», 16, IX).