264 BRUNO WIDMAR rare l’Asilo dal lato filantropico esso perderebbe la sua impronta di originalità e di italianità e risulterebbe una copia di quelle «Infants School» sorte in Inghilterra nel 1816 per opera dell’Owenn come appunto volle vedere il Pepe, il quale non riconobbe alcuna originalità all’idea aportiana difesa dal Lambru-schini, (3), l’Apostolo degli Asili in Toscana. L’Asilo aportiano è un’opera filantropica, ma sopratutto un’istituzione educativa, essa si ricollega a quelli sforzi, sublimi a volte, del nostro Risorgimento intenti a creare una classe dirigente italiana, capace di formare e garantire la nostra Unità; e si dovrà dire ancora, che gli intenti che animano quest’opera e i fini che essa si propone ci portano necessariamente a considerare l’Asilo italiano come un prodotto nostro, originale; tale è l’aspetto messo in luce da Ernesto Codignola e da Angiolo Gambaro che hanno fissato l’importanza e l’originalità di questa istituzione (4). In una lettera del 29 gennaio 1830 diretta al Wertheimer,(5) l’Aporti dava notizia a codesto filantropo viennese dell’apertura del primo asilo avvenuta nel 1829 in Cremona, ove aveva raccolto una piccola schiera di bimbi, dai due ai sei anni, schiera che negli anni successivi andò ingrossandosi sempre più. Questa data ha una grande importanza; per la prima volta in Italia si affaccia l’esigenza di un problema educativo per l’infanzia e si cerca una soluzione immediata e concreta. Gli ideali e gli intenti di questa prima fase dell’educazione se appaiono appena abbozzati nel «Manuale» di F. Aporti, essi si svilupperanno, verranno sempre meglio determinati da altri pensatori, come ad esempio dal Lambu-schini. II «Manuale» dell’Aporti non può esser considerato come un rigoroso piano di educazione, tuttavia da esso traspaiono due intenti fondamenali: si mira ad una educazione del sentimento in senso cristiano e ad una educazione dello spirito all’amor di Patria; gli approfondimenti al metodo verranno successivamente, mano mano che le idee del Risorgimento, apparse nel settecento, si chiariranno e si fisseranno. L’idea aportiana, quindi, non può esser considerata come uno sporadico tentativo, essa si anima e si propaga nel resto della Lombardia per opera di Defendente Sacchi, in Toscana ove l’anima buona e grande di Raffaello Lambruschini cerca accogliere e realizzare ogni idea nuova che sollevi il popolo e lo tragga dalla sua ignoranza per elevarlo ad una condizione più umana, nel Veneto, nella Venezia Giulia e precisamente a Udine, a Tricésimo, a Capodistria e infine a Trieste nel 1841. Condizione dei bimbi a Trieste prima del 1841 Nell’anno 1838 il dottor Lorenzutti presentava un progetto per l’istitn-zioné del primo Asilo; questo costante interessamento a soccorrere l’infanzia lo si deve attribuire alla infelice situazione dell’educazione dei bambini, di quei bimbi abbandonati a sè stessi ma anche di quei bimbi, dei quali le modeste condizioni familiari permettevano di frequentare le cosidette «Scolette