GROPPI CHE VENGONO AL PETTINE Chiudendo nel dicembre 1907 l’annata del Palvese, — tentativo audace ma editorialmente sfortunato della generazione irredentista d’allora, — confutavamo la tesi del Bryce, che voleva istituire un confronto fra „Inglesi e Romani”, con la pretesa di far risultare la superiorità degli inglesi nel governo del mondo giusta concetti imperiali. Noi contestavamo agl’inglesi la pretesa 'superiorità e — riferendoci alla politica da loro praticata nell’india — prevedevamo il giorno in cui anche l’irredentismo indiano avrebbe ottenuto le medesime rivendicazioni che sentivamo prossime per l’irredentismo italiano contro la dominazione absburgica. Pochi anni dopo si compivano le rivendicazioni reclamate dall’irredentismo italiano, che non si Idsciò sfuggire l’occasione offerta dalla guerra mondiale, occasione che diremmo piuttosto provocata (anziché offerta), poiché la storia futura — noi crediamo — riconoscerà la parte tutt’altro che secondaria avuta nello scoppio della guerra mondiale dai problemi del nostro irredentismo. Ora è la volta dell’irredentismo indiano. La legge ferrea della storia impone le proprie esigenze. Il Giappone, Assumendo l’iniziativa che, rispetto alla nazione italiana suddivisa fra tanti piccoli Stati, in altri tempi aveva assunto il Piemonte, inalbera la bandiera dell’indipendenza per tutti i popoli dell’Asia, frementi da secoli sotto il giogo straniero. L’India va costituendo le sue prime formazioni di volontari combattenti contro la dominazione inglese. E’ una valanga che giorno per giorno andrà aumentando dì mole e di velocità. Il fato si compie. L’Asia sarà restituita a sé stessa, poiché dì fronte all’eroismo del Giappone cade ogni pretesto per contestare ai popoli il diritto di governarsi da sé.