92 GIOVANNI CUMIN giunse l’intento a cui aspirò e fu, davvero, un autentico, sentito e sincero poeta di quel mondo semplice e casalingo, che volle rappresentare nei suoi' versi; il focolare, la famiglia, la terra sua di provincia. Scrive bene, di lui G. Manzella Frontini nel «Resto del Carlino» (17 febbraio 1940-XVIII). «La sua provincia non è quella dei Crepuscolari, cantata con ironica sopportazione, di gente smaliziata e disincantata; è più raccolta, più chiusa, è la campagna, l’orto e il giardino, la gente fedele del suo podere, il podere degli avi, ma le magie dell’Arte di volta in volta nei canti più suoi infrangono i confini e assommano esperienze, certezze ideali, che per essere radicati alla terra, per essere espressione genuina della linfa tradizionale, per salire dalle radici della razza, acquistano carattere e risonanza di verità e di canti dal sapore universale». Su questo mondo provinciale i «Crisantemi» riflettono gli ultimi pacati e tristi bagliori d’una vita che si approssima alla fine. I quali «Crisantemi» non sembrano a noi «d’assai inferiori» alle altre poesie del Betteioni, specialmente ai versi «In primavera», come vuole il Croce, il quale a pochi scrittori nostri moderni concede un’evoluzione, ma solo un’involuzione o ripetizione o amplificazione delle cose dette in un primo impeto giovanile creativo; così al D’Annunzio, al Pascoli e al Fogazzaro. E’ certo però che da quest’ultimi canti il sorriso è quasi del tutto scomparso e che nell’«Ora tetra», nel «Desco antico» e in qualche altra poesia vi prende il sopravvento una tristezza troppo accorata derivante anche da motivi politici. Il Betteioni, ardente cuore di patriotta non diverso dal Carducci, ma meno combattivo di lui, vedeva l’Italia rifatta andare in lento sfacelo per le velenose e insidiose lotte di partito e se ne struggeva di dolore: E la mia patria per malfidi e bui sentieri affretta minando il piede... E nell’«Ora tetra», e nel «Desco antico» continua: V’ha chi la patria a demolir s’accinge e il volgo ignaro e sofferente illude con fallaci promesse e il malcontento muta in livore e in odio, onde il re buono, il re leale, il prode re fu spento in modo orrendo ... Eppure anche tra i «Crisantemi» ve ne son almeno due, poesie degne di essere segnalate come opere d’arte perfetta; «Tripudiò infantile», per la semplicità d’ispirazione e d’esecuzione, e la «Breccia di Orlando» (leggenda) la cui bellezza e potenza di verso rivela nel Betteioni il traduttore impareggiabile del «Don Juan», di «Hermann und Dorothee» e de!l’«Ahasver in Rom» (*). Ecco due strofe della «Breccia». Sente Orlando paladino ch’egli a morte è ormai vicino: ha la vista ottenebrata, ^ Roberto Hamerling, com’è noto, che visse e insegnò a Trieste, sotto l’Austria, nelle scuole tedesche dello Stato.