228 CARLO RAPOZZI ravigliosi, ad onta di ogni restrizione concettuale del regime scolastico imperante. Non si può dire che i vecchi maestri tedeschi abbiano educato delle generazioni prive di anima e di spiritualità. Scrittori di prima e di dopo la guerra non rifuggono da critiche che potremmo qualificare volgari, come quella dello Hesse il quale dice che un maestro preferisce gli scolari asini a quelli intelligenti e altri che, volendo dimostrarci la pena di esseri geniali, incapaci di assoggettarsi al freno ed alla disciplina regolare della scuola, danno prova di un cerebralismo malato, che immagina un mondo non reale. Tutti questi genialoidi che a dieci anni compongono musica, come l’Hanno di Tommaso Mann, o si atteggiano a su-peruomini, anche se abbandonati a se stessi e forniti di tutte le possibilità non riescono ad essere che degli eterni scontenti e ad aumentare il numero degli spostati sempre in cerca di realizzare dei sogni chimerici, che non solo non hanno nulla di sensato ma riescono di danno a loro ed agli altri con grande dispiacere dei genitori. Ora non deve recar meraviglia che la guerra abbia portato il problema ad uno stadio acuto anche per le particolari condizioni in cui è venuta a trovarsi la scuola priva o quasi di insegnanti giovani e di fresca energia. Pochi i rimasti ed anche questi disamorati e depressi da un travaglio che sembrava non dovesse aver fine. Rari quelli che seppero mantenere intatto e riuscirono costantemente ad alimentare nella scuola l’entusiasmo dei primi tempi. Distratti gli scolari da molteplici cause, non ultima quella più materiale del vitto insufficente; moltissimi, per la mancata o rallentata sorveglianza familiare nonché per gli aumentati contatti col mondo extra-familiare, avviati ad una rovina fisica e morale, la quale doveva rivelarsi, appena cessato il conflitto, con manifestazioni che avevano tutto l’aspetto di un pericolo pubblico. I più anziani, disamorati dello studio in cui non vedevano la speranza di una posizione sociale, che si presentasse desiderabile, mentre intorno ad essi turbinava la ridda dei milioni degli accaparratori e la sarabanda godereccia dei nuovi ricchi, i quali senza scuole erano riusciti a farsi ricevere nel mondo più ostilmente avverso, un tempo, alla classe cosidetta borghese. Col rallentamento dei vincoli familiari dovevano di conseguenza rallentarsi anche quelli morali che da essi direttamente dipendono. Quindi un nuovo elemento deleterio, perchè maggiormente tentatore, si presentava ad allettare la gioventù la quale trovava nella miseria e nello sbandamento generale la possibilità di soddisfazioni materiali che in altri tempi 11 vincolo della famiglia e della scuola avevano saputo e potuto raffrenare. L’idea che il sistema scolastico abbia tutta la colpa della debolezza morale manifestatasi come sorta con la guerra, che la mancanza di un forte indirizzo spirituale sia da ascriversi unicamente alla mancanza di amore e di tatto negli insegnanti, i quali venivano accusati di trasformare la scuola in una caserma, non può rappresentare altro che un sintomo dello sconvolgimento generale, dello sgretolamento morale al quale per forza di cose dovette soggiacere il mondo tedesco dopo il crollo di una struttura politica, economica e sociale, che nel suo insieme, a parte le immancabili mende, costituiva pur sempre le basi della sua vita. Ora il fatto che l’idolo era caduto ad un tratto a terra infranto e il vedere che tanta gente di ogni colore si affannava a mettere al suo posto uno foggiato a propria immagine e somiglianza, dando il triste spettacolo di una lotta nella quale non la tutela dei legittimi interessi di un popolo doveva essere di norma, creò nel primo tempo