254 BIAGIO MARIN Era della classe del 1891. Aveva dunque 50 anni, quando moriva. La sua famiglia dal lato paterno era di lontana origine turca; quella della madre, dalmata, parente di Niccolò Tommaseo. E come ogni triestino, era italiano e l’italianità l’aveva conquistata con lo spirito e col sangue, era una umana maravigliosa creazione, una missione, come diceva Mazzini. E di Mazzini era un discepolo, e fin da ragazzetto fu mazziniano e irredentista. Studiò legge a l’Università di Vienna; ma coltivò sempre, con passione, gli studi letterari e la filosofia. Dante e Goethe erano in quegli anni, e lo sono stati fino alla fine, i suoi autori prediletti. A Vienna, per frequentare i concerti, spesso saltava i pasti. Dove ferverano discussioni, dove cozzavano idee, là trovavi anche Cam-ber. Il suo strano volto balcanico, ti aggrediva con un paio di piccoli occhi bruni, vivaci, che ti frugavano la midolla; a volte invece, si affissavano cotti, a chi sa quali lontananze, ed erano tristi. Ogni qualvolta ti battevi con fede, con energia per un idea, le lo trovavi improvvisamente a fianco; ed era un combattente magnifico e generoso. Aveva in quei tempi, sempre a lato, un amico che gli era molto caro, Enrico Elia, morto sul Podgora. Venuta la guerra, disertò da l’Austria, e riparò a Firenze. Quando Mussolini, fondò il primo Fascio di combattimento interventista, a Milano, egli fu tra i presenti e gli aderenti. Più tardi poi nel ’19, doveva essere tra i fondatori del Fascio di Trieste. Venuta la guerra con l’Austria, s’arruolò volontario nel 2° reggimento fanteria a Udine. E quale soldato fosse, ce lo dice la motivazione della medaglia d’argento al valore guadagnata a Oslavia il 3 nov. 1915: „Fu sempre primo in tutte le imprese dove si richiedeva coraggio tenacia. .ce lo dice la motivazione della seconda medaglia, guadagnata il 4 ottobre del ’18 a Soupir in Francia: „Comandante dì una compagnia mitragliatrici, dava bello esempio di coraggio e di sprezzo del pericolo . ..”. , Così allora. Ma meglio lo capirete, se leggeste i suoi canti di guerra, che sono un lirico commento delle sue gesta. Giulio non parlava volentieri di sè; solo di rado, quando la malinconia lo metteva in fiore, e il vino lo aveva un poco ammorbidito, con gli amici più cari si apriva. Allora ti conduceva seco, per i vari fronti della nostra guerra; dappertutto egli aveva combattuto. Egli narrava come un antico aedo, e ti incantava l’anima nella mirabile epopea. Episodi gloriosi, fatti tristi, situazioni eroicomiche. Un episodio ricordo, quello della presa delle Tofane: un tale generale aveva genialmente inventato un sistema per scalare le Tofane con delle... scale, sissignori. Arrivò prima una circolare, poi un invito di mandare i comandanti di compagnia al comando di Corpo Armata per prendere visione dell’ordegno e apprenderne l’uso. Finalmente Giulio torna in trincea con la grande invenzione. Ma guarda un po’ le scale non entravano nelle trincee, perchè erano troppo lunghe e troppo dritte. Allora si bruciano allegramente e si va a l’assalto e alla presa delle Tofane, come Dio aveva comandato, con i propri piedi e con le proprie mani. L’unica sentinella che vegliava viene sorpresa e imbavagliata prima che possa fiatare: còccolo, zitto! E già vola nel vuoto. Gli altri, sorpresi nel