FATTI, PERSONE, IDEE 239 Vili, ,41), rileva che «tutti gli autori pretendevano di avere interpretato lo spirito della Carta della Scuola», ossia ciascuno si presentava come l’unico ed esclusivo realizzatore dei fini cui s’è ispirato e cui mira il fondatore della Scuola Media. Ora bisogna dire che delle tante antologie preparate non ce n’è due che si possano considerare sorelle di una medesima famiglia: sembrano piuttosto un manipolo di comari bisbetiche e riottose, pronte a graffiarsi il viso e strapparsi i capelli per una stupidissima questione di preminenza o di puntiglio. Dopo quasi vent’anni di governo fascista, siamo ancora alle faziosità dei Comuni medievali. Non si è ancora capito nemmeno il significato etimologico della parola fascio. Ogni gruppetto letterario dà la scalata alla Scuola Media per imporre il credo della sua propria estetica e le opere de’ propri adepti. Il filone d’oro della tradizione nazionale, riconquistato dai fascisti con tanta fatica e a prezzo di tanto sangue, è per taluni inefficente, anzi ci si sputa sopra, come ai tempi della Società dei pugni, della Scapigliatura o del futurismo iniziale. «Alcune», — dice lo Stanghellini delle antologie da lui esaminate —, sono «sdegnose del passato letterario e altre del presente; alcune coi piedi in due staffe e altre talmente disimpegnate da ogni ricordo di classici da presentarsi composte di prose più fresche del cacio pecorino, di ritagli di giornale appena di ieri; alcune idilliache, tutte casa, famiglia, lavoro e reverenza a Dio, e altre tutte rataplán, rataplán». Interessantissime e piene di sacrosanta giustezza sono poi le obiezioni ch’egli muove ad un’antologia intitolata Centostelle, il cui spirito pedagogico è tutto nel motto proposto (notate bene) a ragazzi decenni e undicenni: «odio l’usignolo, amo il rospo ...» Per odio al d’Annunzio e al suo invidiatissimo «canto dell’usignolo», che si vorrebbe espellere da tutte le vecchie antologie, si dovrebbe oggi educare i giovani a proclamarsi...... amatori dei rospi, come una volta, per odio al romanticismo, si educavano a ripetere l’invèttiva carducciana alla luna: «odio la faccia tua stupida e tonda, — l’inamidata cotta, — monacella lasciva ed infeconda, — celeste paolotta». (Ma...... Leopardi era romantico?). Cosi la Scuola Media è appena nata e si cerca già di guastarla. Sembra destino dell’Italia che, quando sorge una buona iniziativa, le cresce tosto intorno una flora o una fauna d’accaparratori, i quali, con ostruzionismi cenacolistici e resistenze passive, le intralciano il passo, ne impediscono lo sviluppo, fanno, insomma, tutto il possibile per soffocarla o seppellirla. Ricordando il senatore Giorgio Bombi Nel secondo anniversario della sua morte (15 settembre), i familiari lo ricordarono agli amici e ai concittadini con una commossa esaltazione delle sue eccezionali virtù civili, de* gne d’essere additate a modello specialmente nei tempi che ora viviamo. Ci associamo anche noi alla opportunissima evocazione, sperando di poter fra non molto aggiungere qualche pagina inedita, tolta dalla sua corrispondenza politica, alle brevi memorie che del benemerito patriottà giuliano avevamo raccolte nella Porta Orientale dell’Anno X, 9-15. I nostri morti Giannino Angelini, volontario bersagliere della guerra di redenzione, fascista fin dal 1921, cittadino esemplare ed apprezzatissimo collaboratore di tutte le attività dov’egli potesse rendersi utile ai fini del benessere collettivo, Rettore delia Provincia di Trieste, insignito di alti riconoscimenti delle sue straordinarie benemerenze da parte del Governo nazionale e dei Governi esteri (Germani:; e Croazia), è venuto improvvisamente a mancare, fra il generale compianto di quanti — moltissimi — direttamente o indirettamente lo conobbero. Noi che lo avemmo primo amministratore della nostra Porta Orientale e pubblicammo più d’uno de’ suoi articoli, sempre nutriti di solida competenza e ispirati al più fervido amore della sua terra natale, esprimiamo qui la nostra cameratesca profondissima condoglianza. («Picc.», 23, IX).