234 OSCAR DE INCONTRERÀ Essa si divide in tre capitoli: «Girolamo e Caterina Bonaparte, Conte e Contessa di Hartz, esujj a Trieste (15 agosto 1814 - 3 aprile 1815)»; «Carolina Murat Contessa di Lipona (6 giugno - 15 agosto 1815)» e «Elisa Bonaparte, maritata Baciocchi - Felice Baciocchi, Conti di Compignano (20 giugno 1816 -7 agosto 1820)». La seconda parte dell’ultimo capitolo tratta pure delle vicende della contessa Camerata e di suo figlio Napoleone a Trieste, a Villa Vicentina e a Canale. Nello studio vi è qualche accenno sull’esilio triestino di Fouchó, di Maret, di Arrighi e di Pons; vi manca invece del tutto il secondo lungo soggiorno di Gerolamo e quello non meno lungo di Carolina. Il suo autore promette di completare la sua opera, con detti due capitoli, in una delle prossime annate dell’«Archeografo». Essi formeranno però solamente un breve epilogo a tutto il suo studio, dato che, come l’autore mi confidò, non gli rimane da sfruttare che ancora pochi documenti ed egli non ha intenzione di espletare ulteriori indagini archivistiche. Inoltre la bibliografia esistente su questo ultimo periodo dei Bonaparte a Trieste è pressoché nulla. Il Plitek fu spinto al suo studio dal riaccesosi interesse della cittadinanza per le sue memorie napoleoniche, quando negli anni 1921-1922 la «S. E. D. I. S.» Società Edilizia degli Impiegati Statali pretese, ricorrendo anche in via giudiziaria, di demolire la Villa Bonaparte, per costruire, sulla vasta area risultante, delle case minime per i propri dipendenti. L’onesta indignazione che la controversia provocò in tutte le sfere cittadine (189), lavò l’onta di aver lasciato radere al suolo nel 1900 Villa Murat, per elevare una pilatura di riso, che come per una misteriosa nemesi non potè mai attecchire e contro il cui edificio si accanirono persino le fiamme. Il dott. Plitek ebbe la ventura di consultare per primo le preziose cataste di atti raccolti nel nostro R. Archivio di Stato e perciò la sua pubblicazione ha recato un fattivo e basilare apporto storico. Peccato però che ciò abbia avuto luogo subito dopo la grande guerra, quando era appena agli inizi, sotto l’intelligente guida del direttore dott. Felice Perroni, l’ordinamento e l’inventariazione delle centinaia di migliaia di documenti inediti di questo ancora quasi inesplorato massimo archivio regionale (190). Oggi, a sistemazione sommaria compiuta, nei fascicoli — in cui le carte e gli atteggi sono classificati per anno e in ordine numerico — degli atti presidenziali e degli atti presidenziali riservati dell’archivio della Presidenza dell’I. R. Governo per il Litorale e di quelli dell’archivio della Presidenza del-l’I. R. Direzione di Polizia in Trieste, si trovano ancora sparsi a centinaia dei documenti, che il Plitek non ebbe campo di vedere. Mercè loro si può ricostruire dettagliatamente e penetrare nell’intimo la vita non solo dei tre Bonaparte, ma anche degli altri esuli del Primo Impero che furono a Trieste. Tale nuova massa di documenti preziosi viene ora. da me dettagliata-mente esaminata e studiata e fu scoperta per primo, come ebbi già a dire al principio di questo mio lavoro, da Giuseppe Stefani, nel percorrere le singole buste degli atti sopramenzionati. Egli ne trascrisse ben 80 rapporti del tutto ignoti e i 35 che si riferiscono alle peripezie che si susseguirono a Villa Vicentina dopo il ratto anconitano del piccolo Camerata e che parzialmente furono già sfruttati dal Plitek, per la sua diffusa narrazione di questo strano episodio. Questi atti verranno pubblicati nel loro testo originale dal dott. Stefani, assieme a varie altre centinaia di carte, di cui egli curò la copiatura, in uno studio sulla situazione politica di Trieste dopo la