L’OPERA CRITICA DI SCIPIO SLATAPER 8S ancora sulla personalità di Ibsen poeta e la necessità di «rivalutare la persona lirica ibseniana». E nel nominare alcune pubblicazioni delle «Poesie» in Italia, si lagnava che queste fossero state pubblicate col titolo di „Poesie complete” mentre erano 47 invece delle 64 dell’edizione originale, senza contare quelle pubblicate dopo. E in quanto riguardava l’ortografia del nome riportato in quelle traduzioni cioè «Henryk invece del consueto «Henrik», esclamava: «Troppo toscan poco toscan ti mostra!» Credo sia ancora utile notare che di quella bibliografia di cui si sente la mancanza nel volume su Ibsen, per quanto non completissima a giudizio dell’autore che la voleva forse ancora ampliare, si conserva copia, e che questa copia è organica e opera in sè compiuta. «Non sapendo il danese ho dovuto rinunziare a qualunque analisi stilistica vera e propria. E questa è naturalmente la manchevolezza - premessa del mio studio. Ma confesso che di coteste «analisi stilistiche» non m’è capitato di trovare neanche in nessuno dei critici che han lavorato sull’originale». Così diceva Slataper presentandoci la Bibliografia. Egli era dolente di non aver lavorato sull’originale ma per supplirvi aveva letto Ibsen in più traduzioni: le due tedesche, la francese e l’italiana. «Naturalmente avrei magari fatto più presto a studiare il danese-norvegese, ma ne avrei concluso molto meno. Perchè non essendo stato in Norvegia, non conoscendone veramente la civiltà, la letteratura, il carattere, avendone insomma studiata in sei mesi o in un anno la lingua, s’ha bensì l’aria di conoscerla, ma non la si conosce affatto». Così diceva, con ragione. E spiegava di aver pensato che: «più che interpretare la lingua bisogna tradurre lo spirito» e perciò aveva preferito leggere libri di storia politica e letteraria, di descrizioni di viaggi, e leggere molti altri libri di scrittori norvegesi e in genere scandinavi per conoscere lo spirito nordico. Proseguiva con una ragionata valutazione delle traduzioni tedesche, francesi, inglesi dell’Ibsen e delle opere di critica. A me pare che una nuova edizione dell’«Ibsen» sarebbe arricchita di molto con l’aggiunta di questa Bibliografia. E tutto l’atteggiamento spirituale dello Slataper verso l’Ibsen assieme ad un’ulteriore valutazione sintetica della sua arte potrebbero essere forse meglio e definitivamente delucidati se un critico sapesse e riuscisse a ricostruire la Prefazione che lo Slataper ci preparava per l’«Ibsen», sulle schematiche note autografe lasciateci dall’autore. Ho sfogliato con reverenza queste paginette, (sono una trentina di foglietti riempiti di una scrittura minuta). Sul primo foglietto si legge scritto a penna: — Ibsen I 4 gradi del tragico: I) Contradizione, incomodi dei fatti (Drammi soliti) II) opposizione di caratteri e di passioni HI) opposizione tra dovere e potere (nota illeggibile) ' dell’uomo di fronte all’universo (ma non intendendo nel senso di contenuto. Secondo l’anima che sa e che non sa il grado superiore)». °i, sotto, a matita rossa c’è scritto: Prefazione.