IL PRIMO ASILO PER L’INFANZIA A TRIESTE 265 private» (6). In queste venivano mandati i bimbi in custodia a qualche vecchia che raccontava loro delle fiabe in compenso di una modesta somma; mancava assolutamente un’educazione fisica e intellettuale, non si somministravano pasti che venivano mandati dai genitori e il controllo veniva esercitato dai maestri della scuola Normale di Stato; controllo per lo più mai esistito e mai esercitato. Gli ambienti che occupavano queste scuole erano spesso malsani e condotti da gente di dubbia moralità, in definitiva le scolette private esercitavano un’azione negativa sullo spirito dei bimbi. Aggiungasi a questa situazione infelice il fenomeno dell’abbandono dei bambini, sia per la richiesta di un numero maggiore di uomini e di donne che lo sviluppo delle industrie assorbivano, sia per l’epidemia del colera del 1836 che aveva mietuto tante vittime e aveva creato tanti orfani. Da questo piccolo quadro della vita cittadina, si può argomentare come si facesse strada l’idea di avere i bambini raccolti in ambienti sani, allevati nel corpo, educati nello spirito, assistiti da persone appòsitamente a ciò preposte. Fu appunto tale situazione che determinò il vivo proposito di dare vita a questo istituto italiano che presentava tutti i benefici per ottenere una generazione forte spiritualmente e fisicamente. Il primo asilo in Trieste Nella prima metà del secolo XIX Trieste era in piena ascesa, aumentati i suoi traffici, sviluppate ancor più le sue velazioni con i paesi stranieri essa rappresentava il primo e grande emporio dell’impero austriaco, e da tanta ricchezza erano stati attratti numerosi nuclei di stranieri che venivano ad accrescere il numero degli abitanti. In mezzo a tanta ricchezza e a tanto benessere economico anche la miseria e le calamità avevano il loro posto, ma i cittadini di Trieste furono larghi d’aiuto e soccorsero in tutti i modi i poveri. E la ricchezza determinò il sorgere di opere filantropiche per soccorrere coloro che per scarsa fortuna o infermità letali non potevano partecipare attivamente a questa ricchezza. Fu una nobile gara che si istituì tra i cittadini per soccorrere gli infermi, i poveri e i bimbi, e il modo col quale s’aiutò fu veramente nobile, tanto da non venir considerato come uu semplice aiuto materiale capace di lenire momentaneamente un male, ma piuttosto come un’opera che tenda a procurare una vita migliore e a migliorare i beneficiati nell’ambito della Società. Gli ideatori di ogni opera di bene sono sempre coloro che occupano un posto elevato nel quadro della cultura cittadina, sono coloro che partecipano attivamente alla vita della città, della quale conoscono ogni problema e cercano inserirlo, svilupparlo nell’ambito di una vita più ampia che non sia quella della città in cui vivono. In mezzo a tante istituzioni sorte allora, dopo lunga preparazione e difficoltà superate con non lievi sacrifìci, fu possibile istituire anche a Trieste un Asilo nel 1841 per opera del dottor Lorenzutti «...Dalla propaganda fatta parallelamente dalla Minerva e dalla «Favilla» ebbe sua origine il primo asilo d’infanzia di Trieste, aperto il 15 novembre 1841, con i contributi del Comune, della Borsa della Commissione di Beneficenza e dei privati, nella casa Marenzi in via del Rosario »(7) Ma quanto il Gentille espone succintamente ha una lunga storia.