250 CARLO RAPOZZI Giulia, quando un ineffabile prelato dall’alto del pulpito invitava i suoi fedeli ad aver pazienza perchè gli italiani se ne sarebbero andati presto per i fatti loro. Nulla hanno imparato i compari dalla nuova aria che spira e che ha ormai purificato i miasmi pestilenziali di tutto il fuoruscitismo balcanico e se ritengono di ritornare agli amori di anni ormai troppo lontani avranno da pentirsene amaramente. Ma tutto ancora procedeva alla meno peggio fino a quando l’Asse con mossa quanto mai tempestiva rompeva gli indugi infrangendo la muraglia di acciaio pronta a rovesciarsi con furia bestiale sull’Europa. Nel momento in cui gli eserciti alleati vibrarono i primi colpi di maglio contro la Russia bolscevica, come se si fosse sparsa fulmineamente una parola d’ordine, gli insensati credettero giunto il momento della riscossa e iniziarono dei tentativi di disordini trovando subito la risposta che meritavano. Era un voler approfittare della situazione a scopi nazionali, un voler portare aiuto con qualsiasi mezzo al comuniSmo russo che veniva còlto con le mani nel sacco proprio quando stava per iniziare il suo giuoco al quale si era per decenni preparato con tanta cura? E’ stata l’una e l’altra cosa ad un tempo o meglio una cosa sola. Nazionalismo e comuniSmo si sono rivelati, come sempre presso questa gente, unicamente in funzione antitaliana e antifascista. Ci siamo così trovati di fronte ad una nuova manifestazione di quell’odio irreducibile che divide e forse dividerà sempre quella gente da noi. Forse nel nuovo ordine europeo dopo molte generazioni tale sentimento si attenuerà anche se non sparirà mai del tutto. Ora ci sono fra i due popoli dei motivi tali da legittimare questo sentimento, considerando anche il fatto che si tratta di un sentimento a carat-fere quasi unilaterale? Noi abbiamo a lungo ritenuto che no, però dobbiamo confessare di esserci ingannati. Dall’altra parte nulla è stato mai fatto e forse mai sarà fatto per comprendersi e la stessa nostra superiore civiltà ha operato e opera come un’offesa diretta verso gente che ci considera ad onta di tutto come inferiori a sè. E di grazia quali sono gli argomenti che legittimano una tale presa di posizione nei nostri confronti? Cosa hanno saputo fare e dare questi slavi balcanici vissuti ai margini della civiltà di Roma e di Venezia, civiltà che hanno subita contro voglia ma della quale hanno pur usufruito perchè nulla di meglio hanno mai avuto da opporle, mentre con l’anima sempre avvelenata da una irreducibile ostilità sono stati pronti in ogni occasione a distruggere con furia iconoclasta i segni di un passato che costituiva per essi perenne rimprovero di nulla aver saputo fare per comprenderlo e rendersene degni? Se le popolazioni recentemente annesse avessero solamente il sano buonsenso di considerare quanto di tragico è stato loro risparmiato dal rapido crollo di un sistema politico e militare, che essi non hanno saputo nè organizzare nè difendere, dovrebbero essere grate alla Provvidenza che ha loro