230 CARLO RAPOZZI la quale predicava l’avvento di una vita migliore risolventesi, tanto per incominciare, in un sempre maggior asservimento del paese alla finanza internazionale. Nascere per vivere da iloti? No! Ed il basta della gioventù tedesca venne anche più presto di quanto i profeti del fannullismo e della galera si sarebbero aspettato. E con il suo basta venne anche il repulisti generale, provocando con ciò l’inizio del latrato universale, che dura ancora, mentre il paese riconoscente a chi lo ha liberato dai falsi concetti di libertà e di felicità, lavora seriamente e tenacemente a ricostruire le sue fortune, con risultati che possono venir misurati, senza tante ricerche, dalla violenza con cui la canea ebraico-massonica attacca il Reich nazionalsocialista! Insieme ad altri problemi di capitale importanza ha trovato, in questi ultimi anni, la sua soluzione, sia pure non perfetta perchè unicamente umana, anche il problema della scuola sotto l’insegna della disciplina, della fede, del combattimento. Alla gioventù mancava una guida spirituale, mancava una bandiera da agitare al vento in nome di un ideale che, pur mirando alle vette dell’irraggiungibile, avesse le sue basi sul nostro, piccolo mondo, evitando la vana e spasmodica tensione di una ricerca, la quale, ad ogni realizzazione mancata, è costretta a rinnovare il suo travaglio, mentre all’interno semina là rovina e la strage cullando le genti con promesse fallaci. La gioventù tedesca voleva, sì, credere, ma voleva anche obbedire e combattere per la nuova vita che ogni generazione si forgia da sè. CARLO RAPOZZI ADOLFO HITLER PARLA DI RENITO MUSSOLINI „/ partiti borghesi litigavano col marxismo per pura invidia, per solo spirito di concorrenza, senza nessuna seria volontà di distruggerlo; in fondo, s’erano da ~ tempo acconciati all’annientamento della patria ed erano mossi solo dalla grande preoccupazione di poter partecipare al convito funebre. Solo per questo combattevano ancora. ,,Fu quello il tempo in cui, — lo confesso apertamente, — concepii profonda ammirazione per il grand’uomo a sud delle Alpi che, pieno di fervido amore per il suo popolo, non venne a patti col nemico interno dell’Italia, ma volle annientarlo con ogni mezzo. Ciò che farà annoverare Mussolini fra i grandi di questa terra è la decisione di non spai-tirsi l’Italia col marxismo, ma di salvare dal marxismo; distruggendolo, la sua patria. „A petto di lui, quanto appaiono meschini i nostri statisti tedeschi! E da quale nausea si è cólti al vedere queste nullità osar criticare chi è mille volte più grande di loro! Quanto è buffo pensare che ciò avviene in un paese che ancora cinquant’anni fa aveva alla testa un Bismarck!” («La mia battaglia», 1923)