NUOVO ACQUISTO 249 devano il ritorno del tricolóre dove aveva garrito al vento il vessillo di San Marco. E siccome le situazioni si possono bensì prevedere ma si presentano spesso diverse dalle previsioni siamo andati ancor oltre ponendo i segni del nostro dominio al di là dei limiti sperati. Questo oltrepassare i limiti voluti dalla tradizione del nostro Risorgimento ha fatto sì che sono venuti a far parte della nostra collettività nazionale altre aliquote di allogeni in aggiunta a quelle già insediate lungo il nostro confine orientale. All’inizio delle operazioni militari quando le nostre valorose truppe, varcato il confine, iniziarono quella marcia rapida e travolgente che doveva portarle a Cattaro e nel Montenegro, si mossero di conserva anche le truppe del nostro alleato. La resistenza nemica non fu tale da preoccupare i due comandi così che in breve tempo quello che era stato il regno di Jugoslavia venne occupato e praticamente si vennero a costituire due zone di influenza una italiana e l’altra tedesca con popolazione mista di sloveni e croati al nord e di croati e serbi al sud. Gli slavi, che hanno un sacro terrore dei tedeschi forse perchè sanno che essi li conoscono meglio e che non sono così fiduciosi come spesso, a nostro danno, lo siamo noi, pregarono tutti i santi affinchè la sorte li affidasse a noi piuttosto che ai nostri alleati. Va da sè che non tutti vennero accontentati per ovvie ragioni di carattere politico e militare le quali avevano già fatto stabilire, di concerto fra i vincitori, i nuovi confini dei territori da aggregare in maniera definitiva ai rispettivi stati. Ora quegli slavi che, secondo loro, ebbero la buona ventura di essere incorporati al nostro paese con un regime liberale quale non avrebbero certo dovuto sperare dopo il successo così rapido delle nostre armi, che seguiva ad un vero e proprio tradimento degli accordi firmati da quello che era stato il loro governo, si dimostrarono, se non entusiasti della loro nuova c.ondi zione, per lo meno passivi e tranquilli. Di fronte al contegno della nostra gente che, con uno spirito di comprensione e di solidarietà umana encomiabili e con un dinamismo degno dell’epoca in cui viviamo, si diede a riparare dimenticanze e ad eliminare malanni risalenti a decenni di incuria tale da destar meraviglia anche per uno stato balcanico di recente creazione, e più ancora di fronte alla disciplina e all’educazione perfetta con cui si sono comportati i nostri meravigliosi soldati, i nuovi cittadini hanno forse pensato che noi volessimo quasi farci perdonare con un trattamento di eccezione una immeritata fortuna e che tentassimo di ingraziarceli per far dimenticar loro la nostra vittoria. Non c’è nulla di peggio che una simile sensazione nel nuovo soggetto specialmente poi quando si tratti di gente che ci è stata sempre profondamente ostile e che per oltre un ventennio ha guardato al nostro confine come a una barriera da burla che quando avesse solamente voluto, d’accordo coi suoi patroni delle plutocrazie occidentali, avrebbe potuto rimuovere con tutta facilità per liberare i fratelli oppressi dal giogo fascista. E i poveri slavi, megalomani nati e prodighi di sogni alla loro fantasia infantile, hanno creduto di poter ripetere ora il giuoco di quegli individui che nei primi anni del dopoguerra avevano spadroneggiato nei territori di confine della Venezia