ORIGINI DEL DOMINIO DI VENEZIA NELL’ISTRIA (932-1150) 227 noi posseduti sulle ostilità Venezia-Istria (1145-1150) non si fa neppure il minimo, più vago cenno a una confederazione istriana. D’altra parte, se si potesse parlare di confederazione, mi sembra assai strano che a capo di questa volesse mettersi Capodistria e non piuttosto Pola; mi sembra inoltre strano che, mentre nel 1150 Capodistria non appare come membro belligerante, che nel 1145 sia chiamata a firmare un semplicissimo atto di fedeltà a Venezia con promesse di contribuire alle di lei imprese militari nonché promesse d’indole commerciale: altro nulla. Molto più complessi invece, anzi i più complessi, sono gli atti del 1145 e 1150 relativi a Pola. Questa città deve ripetutamente giurare fedeltà a Venezia con promesse di contributi militari, di aiuti alla Repubblica in ogni circostanza e inoltre di invigilare sui pirati (che sono naturalmente pirati istriani). Si osservino le espressioni dei §§ 2, 5, 6, 8 del Docum. E e i §§ 9 c 18 del Docum. F. In questi paragrafi si parla di: integram fidelitatem sicut una de civitatibus Veneciarum; promto animo ac mente fideli in suum servicium venire; nós sicut una civitas eius fecerit .. .» Da tutto ciò (e meglio dalla lettura completa dei documenti) appare l’avversione profonda di Pola per Venezia e la necessità, in cui quest’ultima si trova, di ricorrere a tutti i mezzi per riescire a domare, ad incatenare definitivamente l’irrequieta città istriana. Questa con la sua naturale superbia cominciava ad essere l’anima ribelle dell’Istria contro Venezia, la suscitatrice di malumori, di rivolte, di alleanze, di guerre contro la Repubblica. Pola, facile a giurare e più facile a rompere le promesse a Venezia, potrebbe essere stata realmente la città che avrebbe tentato di unire i municipi istriani in una confederazione a scopo di meglio sostenere i loro diritti di libertà comunale contro ogni minaccia, e quella veneziana in ispecie! Una prova concreta, per quanto tenue, di tutto questo sarebbe il fatto semplicissimo che nel 1150 assieme a Pola si ribellano pure altre quattro città istriane (non Capodistria!) certo in seguito a dei loro precedenti accordi più o meno segreti. Se dunaue si vuol ammettere l’ipotesi del De Franceschi a proposito di una confederazione di comuni istriani, bisognerebbe ritenere, come animatrice ed organizzatrice della medesima, la città di Pola e non già Capodistria. Ammessa allora una confederazione, il «consensum vicinorum» di Pa-renzo e di Rovigno sarebbe spiegato giudicando omissione casuale o trascu-ranza delle regole il fatto che le altre città non menzionino, negli atti ad esse relativi, tale «consensum vicinorum». 2) Vediamo ora un’altra ipotesi. Nel 964 l’Tstria era stata messa a sacco dai pirati Slavi ed era caduta in estrema miseria tanto che il Patriarca di Aquileia, compassionando le miserande condizioni della Diocesi di Parenzo, l’aveva abbinata a quella di Rovigno perchè, aumentando in tal modo i proventi, la chiesa parentina si risollevasse dalle sue tristi condizioni. Bisogna poi ricordare che Parenzo, dominata dal suo vescovo, già fin dal sec. IX costituiva una contea che, dopo il 964, si accresceva dunque anche della diocesi di Rovigno. E noi nei nostri documenti del 1150, troviamo appunto che solo Parenzo e Rovigno giurano fede a Venezia dopo aver ottenuto il «consensum omnium vicinorum». Questi «vicini» allora non sarebbero altro che i Pa-rentini per Rovigno e i Rovignesi per Parenzo! Da questo giuramento separato si può allora dedurre che dopo il Mille, col rianimarsi del sentimento delle libertà comunali, anche Rovigno avr,a naturalmente tentato di liberarsi dall’influenza del Vescovo di Parenzo, sarà riuscita anzi a riacquistare gran parte delle sue autonomie, senza però giungere ancora alfa libertà assoluta. Nel 1150 Parenzo è ancora (più di nome che di fatto) sotto il domi-n,° di un’autorità ecclesiastica: l’«Archipresbiter». Rovigno invece, pur trovandosi sempre nell’ambito della Contea parentina, pure è ormai quasi autonoma e perciò Venezia non si accontenta del giuramento di Parenzo (ca-poluogo della diocesi-contea) ma vuole anche quello di Rovigno. Fra Parenzo e Rovigno potevano esserci allora dei rapporti simili a quelli di una vera piccola confederazione e così risulterebbe forse spiegato bisogno di queste due città di interrogare i loro vicini per scambiarsi vicenda il consenso di giurare fedeltà a Venezia. Senonchè tale ipotesi